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sabato 12 dicembre 2015

Significato di Mantra,Tantra e Yantra

MANTRA  TANTRA  YANTRA 

Oggi spiego il significato di alcuni termini sanscriti che hanno in comune la parola “TRA”,queste parole sono Mantra,Yantra e Tantra.
La parola Tra significa “Liberare” ed è un suffisso. Il suffisso è un elemento morfologico che si aggiunge all'elemento radicale. Nelle parole sopracitate l'elemento radicale è Man (che sta per Manas “Mente”) in Mantra,Tan la cui radice acustica è Ta (che rappresenta l'oscurità o il legame con l'ignoranza “non conoscenza”)in Tantra,Yan che significa “supporto,sostegno”in Yantra.
Questi i significati delle tre parole:
MANTRA
Il termine Mantra nasce dall'unione tra le parole sanscrite “manas” ovvero mente e “trayati” che vuol dire liberare. Il Mantra in sostanza è un suono,una formula espressa con una o più sillabe, o lettere o frasi, generalmente in sanscrito, che permette alla mente di liberarsi dei pensieri. Il più celebre dei Mantra è OM, altri esempi: Om Namah Shivaya,Om Mani Padme Hum,Babanam Kevalam,Hare Rama Hare Krishna.
L’origine di molti Mantra è rintracciabile all'interno dei sacri testi Indù, in particolare nei Veda.

TANTRA
La parola Tantra fa parte della lingua sanscrita ed è composta dalla radice TAN, che vuol dire espandere, e dal suffisso TRA, che significa liberare, inoltre in essa è compresa la radice acustica TA che rappresenta l’oscurità o il legame dell’ignoranza. Tantra il sentiero,insegnamenti spirituali,tecniche esoteriche o disciplina che “libera dall'oscurità ed espande la Coscienza”.

YANTRA
La sillaba Yan significa “sostegno”, “supporto”, “essenza di un oggetto” mentre la sillaba Tra significa “liberazione”.
Wikipedia ci da questo significato: "Yantra (यन्त्र्) e un termine sanscrito che indica vari tipi di rappresentazioni geometriche dalla forma semplice o più complessa e diagrammi simbolici, utilizzati come supporto nella concentrazione o per favorire l'assorbimento meditativo (samadhi). Il termine infatti significa originariamente "veicolo", "mezzo" o meglio ancora "strumento/oggetto atto a favorire" un'esperienza o conseguimento mistico (vedi sadhana). Viene spesso utilizzato a supporto della meditazione. Gli yantra possono essere compresi nella categoria più ampia dei cosiddetti mandala o chakra utilizzata nella pratica di alcune tradizioni religiose di origine indiana come quelle induiste, nel Jainismo o nel Buddhismo anche fuori dall'India. In generale, ogni figura divina ha il proprio yantra.

Tra gli yantra il più importante è lo Sri Yantra, da esso hanno origine tutti gli altri yantra. Il quadrato esterno segna le quattro direzioni (est, ovest, sud, nord), il cerchio più interno raffigura l’arrotondamento delle forze contrapposte ed il fiore di loto che lo circonda la trasformazione energetica interiore, i 9 triangoli di cui 5 con la punta rivolta in basso rappresentano il principio femminile (Shakti) e 4 con la punta rivolta verso l’alto rappresentano il principio maschile (Shiva), al centro il Bindu (un piccolo punto) è il nucleo o l’essenza-Sè cui ogni sentiero spirituale conduce".

Nell'immagine sotto lo SRI YANTRA


mercoledì 1 gennaio 2014

La Consapevolezza

                           
         ADHO MUKHA SVANASANA (la posizione del cane a faccia in giù)
Quando si parla della consapevolezza nell’ esecuzione di un’ asana (posizione) nell’ Hatha Yoga, bisogna aver ben chiaro cosa s’intende? Riguarda l’esecuzione dell’ asana, se è perfetta sia come stile sia come allineamento? Riguarda il respiro da tenere durante l’esecuzione? O altro? Se noi andiamo al significato di Consapevolezza, troviamo diverse interpretazioni, ma per quel che mi riguarda, per ciò che io sento che sia per me il significato di Consapevolezza è il percepire da testimone una posizione. Quando eseguo per esempio Adho Mukha Svanasana (la posizione del cane a faccia in giù) nel momento che sono arrivato in posizione, entro in uno stato interiore dove in sostanza a occhi socchiusi mi vedo nella posizione, da lì comincio a osservare e divenire consapevole (percepisco) per esempio l’allungamento della colonna, l’allungamento dei muscoli delle gambe partendo dalle cosce, ai ginocchi,ai polpacci fino alle dita dei piedi. Divengo consapevole (percepisco) il modo di come ho appoggiato le mani, delle dita delle mani e di ognuno se ne vedo l’opportunità la correggo, magari in maniera impercettibile, senza mai dimenticare due cose principali: il respiro che deve essere libero e leggero, in questo mi aiuta molto il pranayama chiamato Ujjayi, «il respiro vittorioso», su Yoga.it è descritto così” Ujjayi può accompagnare anche l'esecuzione degli âsana, limitandosi a una parziale chiusura della glottide; oltre ai benefici del prânâyâma in questo modo la mente si concentra più facilmente ed è inoltre più agevole osservare se il respiro fluisce con regolarità durante la pratica”, la seconda e osservare anche la mente cosa mi dice: Uffa sono stanco, no guarda oggi come la esegui …..
Quindi eseguire con consapevolezza un’ asana in questo modo è come fare la posizione attraverso un tipo di meditazione come può essere Vipassana.
Un grande Maestro come Osho ci dice: L’ Attenzione implica esclusivamente una cosa. La consapevolezza è molto diversa, non è esclusiva. Non è fare attenzione: non  è essere attenti, ma semplicemente essere coscienti. Sei cosciente quando sei incisivamente cosciente. Mentre su Wikipedia troviamo: ” In psicologia biologica, con il termine consapevolezza (awareness in inglese) s’intende la percezione e la reazione cognitiva di un animale al verificarsi di una certa condizione o di un evento. La consapevolezza non implica necessariamente la comprensione”.

Io invece sono convinto che quando si è consapevoli di un movimento, di un’esecuzione della posizione, del piede che appoggia a terra e poi l’altro piede, vi è anche la comprensione, perché ci si rende conto che attraverso lo sperimentare con il nostro corpo noi …. siamo Vivi,semplicemente viviamo su questa terra,respiriamo,abbiamo dei piedi,della mani,una mente che ci permette di osservare,contemplare e comprendere. Molte volte noi non viviamo ma semplicemente vegetiamo, durante il tempo che c’è concesso su questo mondo.



domenica 24 giugno 2012

Pratyahara (प्रत्याहार) (ritrazione dei/dai sensi)


Perché ci avviciniamo allo Yoga (nel termine completo del termine)?

A volte incontriamo lo Yoga delle discipline fisiche, cioè l’Hatha Yoga, magari ci basta così,

ma per altre persone, come è successo a me, si apre una porta nel cuore e nella mente che ci indica che quella è la strada che deve seguire per colmare una sete di conoscenza, di richiesta di un qualcosa molto più profondo che senti che è lì ma non sai come arrivarci, cosa serve e cosa imparare. Conoscenza, un termine anche abusato ma che ci guida.

Incontrando lo Yoga incominciamo a conoscere e leggere anche antichi testi che ci conducono per mano, ci portano al desiderio di incontrare chi ha realizzato questo sentiero e cioè un Guru, ma questo non è il tema di oggi. Parlavo di testi e a parer mio il principale è “YOGA SUTRA” di Patanjali. La parola “yoga” fu usata in India fin dall'epoca dei Veda (1200 a.c. circa). Quello che noi chiamiamo YOGA CLASSICO fu codificato come uno dei sei darsana(punti di vista) del pensiero filosofico-religioso indiano grazie all'opera di Patanjali nei primi secoli, ma la sua datazione è molto incerta. Nel suo trattato “Yoga-sutra” (Aforismi dello Yoga) espone i principi fondamentali di quello che viene anche chiamato Raja-yoga o Yoga regale, o ancora Astanga Yoga, poiché costituito di otto membra,

 e che non è riferito all’Astanga Yoga creato da Pattabhi Jois in voga in questo periodo. Patanjali propone che allo scopo di raggiungere l’obiettivo della realizzazione o illuminazione lo yogin inizi una pratica (abhyasa) articolata in otto momenti, o membra le quali sono di natura, sia comportamentale e fisica (i primi cinque, detti anche bahir-anga, membra esteriori) sia più propriamente spirituali (gli ultimi tre, i cosiddetti antar-anga, membra interiori).

Le prime cinque membra di questo Yoga sono nell'ordine:

yama, niyama, asana, pranayama e pratyahara (bahir-anga)

mentre le restanti tre (antar-anga) sono : dharana, dhyana e samadhi.

Al quinto posto di questo cammino c’è Pratyahara, il significato deriva da due parole sanscrite: 

Praty e Ahara. Praty=contrario, hara=alimentarsi. Alimentarsi al contrario. Alimentare i sensi al contrario: i sensi in questo modo non si nutrono più attraverso la utilizzo degli oggetti esterni, ma rivolgendo la loro attenzione verso l’interno. Normalmente i nostri sensi registrano un oggetto e la mente entra in rapporto con quell'oggetto; nel Pratyahara si va a interrompere questo rapporto, così i sensi si ritirano. Gli oggetti dei sensi, la forma per gli occhi, il suono per le orecchie ecc., sono lì, ma non si permette più agli organi sensoriali di essere influenzati dai loro oggetti. Bisogna precisare che i sensi non sono inattivi, funzionano, ma solo per servire la mente. Praticando il Pratyahara è quindi possibile nel tempo esplorare e riconoscere il funzionamento sottile della nostra mente, possiamo allora rilassare le tensioni sia mentali sia emozionali per entrare in contatto con le qualità e il potenziale inespressi della nostra mente e quindi con la nostra vera personalità. Nel suo blog Gianni Lombardi parlando del Pratyahara ci dice: “. Come sempre nello Yoga, ancora di più adesso, fare l’esperienza è più importante che parlarne, anche perché più si va avanti con le esperienze sottili, più è difficile raccontarle. Pratyahara è un’esperienza che la maggior parte di noi ha fatto più volte nella vita e, anche se inconsapevole, è molto comune. Ad esempio, quando si è profondamente immersi in un’attività e non si sente la tv accesa nella stanza vicina, il telefono suonare, non si notano le voci in cortile, non si sente l’aereo passare, quella è una condizione di spontanea ritrazione dei sensi”. Ci sono due tecniche che possiamo imparare per incominciare a praticare/conoscere Pratyahara e sono

Trataka (guardare fisso, concentrare lo sguardo) e Ajapa Japa (concentrazione sul respiro).

Trataka: La pratica consiste nell'osservare la fiamma di una candela, oppure un’immagine cara o piacevole. È consentito anche di fare degli esperimenti sopratutto all'inizio (ad esempio per qualche giorno uso l’immagine, per qualche giorno la candela) alla fine è consigliato di utilizzare sempre lo stesso oggetto, finché la pratica non è ben appresa.

Trataka fa parte delle tecniche di purificazione e pulizia (Shatkarma, o Kriya Yoga) Aiuta a migliorare la vista, aiuta la pulizia dell’occhio grazie alla stimolazione della lacrimazione. È inoltre di grande aiuto per imparare a concentrarsi rapidamente. E’ un’esperienza molto personale che va approfondita a lungo, meglio se all'inizio imparata da un insegnante di Yoga.

Ajapa Japa (la concentrazione sul respiro), sempre Gianni Lombardi ci descrive così la tecnica nel suo blog: “Questa pratica può essere compiuta in qualsiasi momento si possa stare seduti tranquilli. A occhi chiusi, porta la tua attenzione al respiro. Mentre IN-spiri ascolta e recita il suono immaginario “So”. Prolunga il suono per tutta la durata dell’inspiro. Mentre E-spiri ascolta e recita il suono immaginario “Ham”. Prolunga il suono per tutta la durata dell’espiro. Continua per tutto il tempo disponibile. Quando gli organi di senso sono sotto controllo grazie alla pratica di pratyahara, scopri che il progresso nel cammino dello Yoga è più agevole, svolgendo pratiche più elevate con maggiore facilità. Spesso le persone si lanciano su pratiche elevate e poi si lamentano di non ottenere benefici. Progredire lentamente è meglio, e porta a risultati più durevoli”.

Una volta appreso Pratyahara si può portarlo nella nostra meditazione. Sediamo a gambe incrociate, nella nostra posizione di meditazione, portiamo la nostra consapevolezza dapprima sul respiro e più precisamente alle narici, percepiamo l’aria che entra e l’aria che esce, entriamo nello stato del “Qui e Ora”, il Presente. a ogni passaggio dedichiamo tutto il tempo necessario,non abbiamo fretta di passare al successivo, la meditazione deve essere un’esperienza di pace,non di tensione). Secondo passo: portiamo la nostra consapevolezza alla parte più bassa del corpo dai piedi fino al bacino, ascoltiamo il corpo, osserviamo solamente, non seguiamo la mente, piuttosto ritorniamo al respiro. Terzo passo: lasciamo il passo numero due e non dobbiamo ritornarci più per questa meditazione, la nostra consapevolezza ora la portiamo alla regione centrale del corpo dal bacino al diaframma, addominali compresi, avanti, dietro e laterale. Anche qui osserviamo e ascoltiamo. Quarto passo: lasciamo il passo tre e non ritorniamoci più e portiamo la nostra consapevolezza al petto, al dorso alle spalle e alle braccia, mani comprese, seguiamo le istruzioni precedenti, osserviamo e ascoltiamo. Quinto passo: lasciata la parte numeri quattro, la nostra consapevolezza la riportiamo alla testa, il resto del corpo lo dimentichiamo, i sensi li abbiamo ritratti fino alla parte più alta. osserviamo la nostra mente e il nostro respiro, come in Ajapa Japa possiamo recitare in modo immaginario SO-Ham che viene anche chiamato il mantra naturale, perché indica il respiro, il suono che produce il respiro, così ci insegnano i grandi Maestri dello Yoga.

A questo punto possiamo meditare così, chi usa un mantra universale o un mantra personale può ritirare la propria consapevolezza al centro di se, usando questa tecnica.

“Portiamo la nostra consapevolezza allo spazio fra le sopracciglia (AJNA CHAKRA) rivolgendo lo sguardo all'interno a osservare la propria mente, e dopo un po’ iniziamo a ripetere il Mantra che usiamo rimanendo focalizzati su esso per tutto il tempo che meditiamo”. Prima di uscire dalla meditazione ritorniamo brevemente al respiro alle narici, poi chiniamo il capo leggermente verso il basso e molto lentamente cominciamo ad aprire gli occhi, la luce deve entrare lentamente, permettiamo a noi stessi di godere della meditazione e al corpo e ai sensi di ritornare allo stato di consapevolezza esterna in modo tranquillo e dolce.

sabato 9 aprile 2011

Trikonasana 3D.avi

se il video non parte cliccate sul link sotto:

Trikonasana
Utthita Trikonasana è un' asana molto importante , rinforza e allunga le cosce nella parte interna, rinforza le spalle e i collo, migliora l'equilibrio
Utthita significa estensione in sanscritto.
Tri significa tre.
Kona significa angolo, Trikonasana significa la posizione del triangolo.
E' una posizione che dà molti benefici, rende la colonna flessibile, rinforza i muscoli del bacino, delle cosce,ginocchia e caviglie, aiuta ad allungare i muscoli dei polpacci e dei quadricipiti,stimola e tonifica gli organi addominali e i nervi della spina dorsale,aiuta ad alleviare il mal di schiena,ottima per l'osteoporosi e per la prevenzione della sciatica, per i piedi piatti. Ci sono anche alcune limitazioni, per esempio per chi soffre di pressione bassa o alta, mal di testa, insonnia e dislocazione delle vertebre.A parte la dislocazione delle vertebre per chi soffre di pressione alta la può eseguire con un piccolo accorgimento che è quello di non ruotare verso l'alto la testa, ma di mantenere lo sguardo o in avanti o verso terra,logicamente sempre sotto controllo sia medico che di un insegnante. Va eseguita su entrambi lati.
Il commento seguente è stato preso su Yoga.it:
"Questa posizione sviluppa in maniera armonica tutto il corpo. E' una posizione che in se racchiude tutte le altre. I muscoli della schiena diventano potenti e la schiena flessibile. Il torace si apre e si sviluppa. Gambe e busto vengono tonificati, potenziati e allungati allo stesso tempo. Ogni muscolo del corpo lavora.
Utthita trikonasana spiana la strada a tutte le altre posizioni. Non c'è posizione nella quale non si possa notare miglioramento se prima si è praticata Utthita trikonasana
."


sabato 26 marzo 2011

Tadasana (la montagna)

Una delle asana più conosciute e praticate è Tadasana (la montagna), a vederla è molto semplice,ma praticarla in modo corretto non è cosi. Molte volte viene insegnata in modo direi superficiale proprio per la semplicità che porta con sé questa asana. Proviamo solo a pensare ai benefici di Tadasana:
1)       E’ utile per migliorare la postura,  se provate a pensare come vivete e che postura assumete durante la giornata capirete questo beneficio.
2)       Serve per rinforzare cosce, ginocchia e caviglie 
3)       Anche se a prima vista non sembra tonifica gli addominali e i glutei
4)       Serve per alleviare la sciatica
5)       Infine è utile a ridurre i piedi piatti
Come controindicazioni è sconsigliata per chi soffre di mal di testa, insonnia o pressione bassa. Però bisogna sempre analizzare caso per caso. Molte volte però l’ansia, l’alterazione del sonno e dell’umore è costituito da rigidità, muscolatura contratta,postura e/o atteggiamenti posturali scorretti e respirazione superficiale e veloce. In questo caso Tadasana fornisce un ottima, diciamo, cura perché nella sua esecuzione (che non è semplicemente stare in piedi in posizione eretta) dobbiamo lavorare sulla consapevolezza delle varie parti del nostro corpo,sull’ascolto del respiro e la ricerca di armonia (yoga = armonia) tra il movimento della consapevolezza, il gesto tecnico e il nostro respiro.
Ora vediamo la sua esecuzione, questo passo è tratto da Yoga Journal nella sezione dedicata a Tadasana:

Passo per passo

1-       Mettiti in piedi con gli alluci uniti e i talloni leggermente divaricati (in modo che gli indici dei piedi siano paralleli). Solleva e allarga gli alluci e gli avampiedi, quindi appoggiali delicatamente sul pavimento. Sposta il peso del corpo in avanti e indietro, poi da sinistra a destra.

2-       Riduci gradatamente l'ampiezza dei movimenti fino a fermarti, con il peso del corpo distribuito uniformemente sui piedi.   Tendi i muscoli delle cosce e solleva verso l'alto le rotule, senza contrarre gli addominali bassi.

3-       Solleva l'interno delle caviglie per rafforzare l'interno dell'arco del piede, poi immagina una linea di energia che dai piedi raggiunga l'interno delle cosce e l'inguine e da lì il centro del busto, il collo e la testa fino ad uscire dalla cima della testa.

4-       Ruota la parte superiore delle cosce leggermente all'interno. Allunga il coccige verso il pavimento e solleva il pube verso l'ombelico. Spingi le scapole verso la schiena, allargale nuovamente e poi lasciale andare in giù verso la schiena. 

5-       Senza spingere in avanti la parte bassa del torace, solleva la parte superiore dello sterno verso il soffitto. Allarga le clavicole. Lascia andare le braccia lungo il busto. Mantieni in equilibrio la cima della testa direttamente al di sopra del centro del bacino, con la parte inferiore del mento parallela al pavimento, la gola rilassata  e la lingua allargata e appiattita verso la parte inferiore della bocca. Rilassa gli occhi. 

E’ interessante analizzare il modo in cui appoggiamo i piedi e la diversità di appoggio tra il destro e il sinistro, e possiamo trovare fra le varie asana quelle che sono adatte a correggere i difetti della postura, quelli più comuni, e quelle piccole deformazioni che possono creare nel tempo dei problemi in altre parti del corpo.

La foto che segue dimostra in modo anatomico come lavora Tadasana sul nostro corpo.(la foto è tratta da:
yogaymedicinaoriental.blogspot.com).