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giovedì 26 maggio 2016

Amici e nemici interiori




Amici e nemici interiori

Nella nostra vita,sia esteriormente che a livello interiore, abbiamo sia amici che nemici.
A qualunque livello i nemici agiscono da soli mentre gli amici bisogna coltivarli. I nemici, dobbiamo sapere, fanno già parte della nostra vita.
Noi pensiamo che i nemici siano essenzialmente la paura, l'ignoranza, l'egoismo, la pigrizia ,il dubbio, la rigidità, l'invidia, la collera, l'odio, il pregiudizio, l'orgoglio, la rabbia, l'avarizia, la tristezza, l'insicurezza e tanti altri ancora.
Mentre pensiamo che come amici possiamo avere la costanza, la salute, la tolleranza, la volontà, la comprensione, l'ottimismo, l'equanimità, l'amore, il rispetto, la devozione, la fiducia, la consapevolezza e altri ancora.
Ma lo Yoga ci insegna che abbiamo sei amici e sei nemici ben definiti, ora vediamo gli amici,che sono:
1-Vishwasa: La determinazione (per esempio andare fino alla fine del compito).
Buddha disse: Devi andare fino alla fine dell'azione
2-Shraddha: La Fede, che vuol dire anche avere fede nell’:
                                                            1- ordine
                                                            2- istruzione
                                                            3- educazione
                                                            4- visione universale
                                                            5- rispetto per gli altri
                                                            6- fiducia
                                                            7- amore
                                                            8- devozione
3-Guru Pujanam: Adorazione
4-Samatabhava: Equilibrio (ideazione equilibrata, sentirsi sullo stesso piano)
5-Indriya Nigraha: Organi di senso e organi motori (tutti gli organi, sia di senso che motori, devono essere usati moderatamente, calcolare quindi e controllare)
6-Pramitahara: Hara= cibo
                         Mita= giusto
                         Pra= quantità e qualità
Questi amici che noi dobbiamo coltivare.
I nemici invece sono attivi da soli e sono:
1-Nidra: Sonno (e nidra dolce per chi non vuole impegnarsi, rinviare ciò che devi fare in / come pratica) bisognerebbe dormire 6 ore al massimo, il sonno è lecito ma non deve essere esagerato.
2-Tandra: Dormiveglia, sonnolenza o torpore (tandra non è lecita)
3-Bhaya: Paura, è necessaria perché fa parte della vita ma non deve avere il sopravvento
4-Krodha: Rabbia, anche lei è necessaria e anche lei non deve avere il sopravvento
5-Alasya: Pigrizia o letargia, l'ozio è negativo, quello che non vuoi fare dimostra che hai un po' di pigrizia verso quella cosa
6-Diirga Sutrata: Vuol dire procrastinare, per esempio: Rimandare è negativo
Ci penso è positivo
Dobbiamo ricordarci che in noi siamo responsabili delle nostre azioni, la considerazione è mia il rapporto agli altri.
La mia persona viene per prima cosa e ricordiamoci che più uno è rigido più va verso la morte, altre due considerazioni che "mi piace" è uguale ad attaccamento mentre "mi serve" e uguale a distacco.
A tale proposito dobbiamo ricordare che gli organi di senso (occhi, orecchie, naso, lingua e pelle) e gli organi motori (mani, piedi, corde vocali, organi sessuali ed escretori) sono gli organi che noi abbiamo per percepire il mondo esterno tramite il primo livello della mente, cioè la mente grossolana o Annamaya kosha (il corpo fisico) e sono chiamati Karmendriya gli organi motori e Jinanendriya gli organi di senso.





martedì 19 aprile 2016

Salamba Sirsasana 2




Oggi vi spiego come eseguire Salamba Sirsasana 2 o Sirsasana B. Bisogna premettere che questa è una posizione (asana) di livello avanzato,un principiante non la dovrebbe tentare di eseguire se non avendo preparato bene il corpo precedentemente, avendo imparato ed eseguito molto bene posizioni come Adho Mukha Svanasana,Prasarita Padottanasana,la stessa Sirsasana 1,e altre ancora,avere rinforzato i muscoli addominali e aver trovato il giusto equilibrio con posizioni capovolte come Sirsasana e Salamba Sarvangasana per citarne alcune. Ci sono come sempre benefici e controindicazioni nell'eseguire le posizioni di hatha yoga,in particolare sia per Sirsasana 1 sia per Sirsasana 2 le controindicazioni sono:
Le posizione sulla testa vanno evitata in caso di ipertensione arteriosa significativa, arteriosclerosi, rischio di distacco di retina,glaucoma o gravi affezioni del tratto cervicale.
In presenza di congiuntivite, otite o altre affezioni infiammatorie dell'orecchio è bene sospendere la pratica fino all'avvenuta guarigione. Bisogna prestare sempre attenzione ai segnali che il corpo ci invia: in presenza di un fischio nelle orecchie persistente, di una forte emicrania o di una sensazione di soffocamento sarà bene interrompere la pratica.
Come tutte le posizioni è bene apprendere la tecnica corretta direttamente da un insegnante qualificato.
I benefici sono:
un maggior afflusso di sangue arterioso al capo e quindi un ringiovanimento dell’ipofisi; un maggior flusso venoso e quindi un maggior riposo del muscolo cardiaco; un maggior afflusso di ossigeno al cervello e quindi più memoria, più serenità e più ottimismo; un miglior funzionamento dell’apparato digerente ed escretore;un sollievo per le vene varicose; un giovamento per chi soffre di diabete (stimola e migliora le funzioni pancreatiche); un giovamento per chi soffre di emorroidi, disturbi mestruali, urinari e ingrossamento della prostata; effetti positivi sulla psiche (coraggio, sicurezza, ottimismo, fiducia ecc.).

Possiamo eseguire Sirsasana 2 partendo da Adho Mukha Svanasana o da Prasarita Padottanasana, io vi insegnerò la seconda soluzione e cioè da Prasarita Padottanasana.

istruzioni:

    1. Eseguire Prasarita Padottanasana
    2. In questo caso va bene anche se avete bisogno di piegare le ginocchia un po' per fare questo.
    3. Portare i palmi delle mani sulla linea dei piedi e piegare i gomiti a 90 gradi.
    4. Portare la testa a terra,non allargare troppo i gomiti.
    5. Sollevare le ginocchia su entrambi i bracci o i gomiti.   
6. Lentamente alzare i piedi verso una posizione perpendicolare rispetto al pavimento e poi allungarli verso l’alto,si dovranno usare i muscoli addominali.

7. Per uscire, o scendere,usando i muscoli addominali,sulle braccia oppure scendere posteriormente prima con una gamba e poi l’altra per ritrovarsi nella posizione dell’Asse o Adho Mukha Dandasana,da qui o passare in Chaturanga Dandasana e poi in Adho Mukha Svanasana e uscire in Uttanasana oppure andare direttamente in Adho Mukha Svanasana e poi Uttanasana.
    8. Eseguire sempre dopo le capovolte Matsyasana,la posizione del pesce.

    9. Per una sfida più avanzata, provare partendo da Bakasana (il corvo).
           
                        




martedì 29 dicembre 2015

Significati della lettera sacra Om e del Mantra Om Namah Shivaya

Nel Buddhismo della scuola Vajrayana (Vajra è un termine Sanscrito che significa sia fulmine che diamante oltre che un oggetto simbolico che lo rappresenta nell’ Induismo e nel Buddhismo tibetano, soprattutto nei rituali tantrici),la quale sarebbe un sincretismo tra alcune dottrine induiste denominate tantrismo, fondate anche su credenze popolari sciamaniche, con il Buddhismo Mahāyāna. I suoi testi fondamentali sono denominati Tantra,spiega così il mantra OM.

[ la spiegazione sotto riportata è tratta da spiegazioni di Paolo Proietti, insegnante yoga della YANI (Ass.Naz.Insegnanti di Yoga) e Istruttore della ASI/DOS (Discipline Olistiche per la salute -Arti Olistiche e Orientali) ]

La mente corrisponde al bija mantra OM.
La parola al bija mantra AH.
Il corpo al bija mantra HUM.
Oṃ è la forma udibile dell'Assoluto, il seme di Brahma e se ne è parlato assai spesso.
Āḥ o Ah, rappresenta l'insieme dei suoni vocalici, quelli inscritti nei sedici petali del loto della gola:
le quattordici vocali:

अ a
आ ā
इ i
ई ī
उ u
ऊ ū
ऋ ṛ
ॠ ṝ
ऌ ḷ
ॡ ḹ
ए e
ऐ ai
ओ o
औ au


più
अं aṃ e अः aḥ.
Le vocali simboleggiano (sono) l'insieme delle potenze della manifestazione, mentre le consonanti sono il "veicolo" delle potenze.
Ma aḥ, significa molto di più.
In sanscrito le vocali principali sono tre: A, I ed U e sono l'emblema delle tre potenze della divinità. La terza sillaba del mantra è Hūṃ.
Hūṃ ha molti significati, anche troppi, ma se prendiamo la scrittura sanscrita la simbologia risulta più evidente:
हूं hūṃ è formato dalla
h ह्
unita alla
ū ऊ
compenetrate in un unico simbolo:
hū हू .
l' Anusvara, il puntino che i caratteri latini scriviamo ṃ è messo in alt, sopra la sillaba.
Il puntino”in questo mantra", rappresenta la bodhi, "il seme di Vajradhara", la conoscenza assoluta. illimitata, che si nasconde in ognuno di noi.
Om è l'inizio del canto rituale (il rito è la manifestazione) ed è il canto stesso.
Per questo è detto udgitha.
Secondo la Chāndogya Upaniṣad ( I,1,5):
"vāg evark prāṇaḥ sāma om ity etad akṣaram udgīthaḥ tad vā etan mithunaṃ yad vāk ca prāṇaś cark ca sāma ca"
ovvero:
La parola (vāg) è ṛk (Ṛgveda, il libro degli inni), il prāṇa è sāman (Sāmaveda),udgītha è la sillaba Oṃ.
Parola e prāṇa formano una coppia così come ṛk con sāman.
E ancora (I, 1, 8):
"tad vā etad anujñākṣaram yad dhi kiṃcānujānāty om ity eva tad āha eṣo eva samṛddhir yad anujñā samardhayitā ha vai kāmānāṃ bhavati ya etad evaṃ vidvān akṣaram udgītham upāste".

“Questa sillaba significa dire si. Quando si vuole dire si a qualcosa si dice Om. E quello a cui si dice si verrà realizzato. Colui che conosce questo venera udgitha come la sillaba Om e realizzerà i suoi desideri.”
OM è la mente ma è anche ciò che sta prima della mente. Il simbolo con cui viene rappresentato, come del resto tutte le lettere sanscrite, può essere considerato un disegno, una specie di Yantra.
L'analisi del significato dei singoli tratti da cui è composto esprime i tre (quattro) stati di coscienza dell'uomo:





La linea curva inferiore rappresenta la A, l'inizio, lo stato di veglia , il dio Brahma inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti del demiurgo o del legislatore; è detta anche akka o akkam ed è collegata alla funzione della mente detta aharinkka ("ciò che fa l'io").  




 La linea curva orizzontale, centrale, rappresenta la U ovvero lo stato del sogno, il dio Visnu inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti di colui che mantiene e preserva; è detta anche ukāra o ukāram ed è collegata alla funzione della mente detta Buddhi.   
La linea curva superiore rappresenta la M ovvero lo stato di sonno profondo, il dio riva inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti di colui che riassorbe la manifestazione; è detta anche makāra o makāram ed è relata alla funzione della mente detta Manas o alla mente in generale. Il fatto che M sia in alto ed A sia in basso ricorda il concetto della manifestazione grossolana come specchio della manifestazione allo stato potenziale. (MUA - AUM) e le modalità di recitazione dell'AUM di cui parla Shankara nel commento ai Mandukyakarika ( dice più o meno Shankara: "che la A e la U insorgano e vengano riassorbiti dalla M") Sopra le tre linee curve ci sono altri due simboli :
La mezzaluna è dettaनाद nāda, ed il punto invece बिन्दु bindu.
  
Questi due segni sono così importanti da meritarsi un'intera upanishad tutta per loro, la Nàdabindu Upanishad. Nada è la vibrazione iniziale, il primo suono e tutti i suoni. Rappresenta la Shakti nell'atto di dare inizio alla manifestazione. Se A rappresenta la coscienza dello stato di veglia, U la coscienza dello stato di sogno e M la coscienza dello stato di sonno profondo, Nada rappresenta il "Quarto" o Turiya, inteso come il Grande Sè col quale si può entrare in identità mediante lo stato del Nirvikalpa samadhi. E' il primo fremito, potenziale, creato dall'unione di Shiva e Shakti nell'isola delle gemme. Il Bindu rappresenta l' anusvāra reso nella pronuncia con la nasalizzazione (esempio Aummnnnnng) o, meno spesso, con l'allungamento della vocale precedente. L' anusvāra è Shiva in unione con Citshakti o Cit Rupini.
Le tre lettere A, U ed M sono in qualche modo le radici di AH, HUM ed OM ovvero, Parola, Corpo e Mente.
Esiste quindi un OM che tutto racchiude ed è lo spazio alogico che trova espressione nel punto (l' infinitamente piccolo relato all' infinitamente grande)
Esiste un OM potenziale che è il primo suono o prima vibrazione.
Esiste un OM che rappresenta la mente.
Nella recitazione del Mantra (qualsiasi mantra) questa differenziazione (apparente) viene manifestata attraverso una triplice modalità di recitazione: mentale,bofonchiata (o silenziosa muovendo solo le labbra) ed udibile.
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Lasciamo ora le spiegazioni di Paolo Proietti sulla sillaba OM e passiamo a capire i significati (alcuni) del mantra :
OM NAMAH SHIVAYA
Questo è uno dei mantra più celebri e recitati, ed è il mantra shivaita per eccellenza dell'Induismo. Questa formula sacra sanscrita ha diversi significati; essa si appella a Dio in quanto a Śiva, un aspetto di Īśvara(l'aspetto personale di Dio) e può essere tradotta come "Signore, sia fatta la Tua volontà", oppure "Mi arrendo a Te, Dio",oppure “Mi inchino a Shiva” È considerato uno dei mantra più completi e potenti.
Ma c'è dell'altro: Ripetendo NA MA SI VA YA possiamo iniziare a capire il potere della natura che è splendidamente espressa nella tradizione indiana. Quel potere inizia con la sillaba sacra OM.
In alcune scritture indiane, uno dei nomi di Dio è NAMA SIVAYA.
NA rappresenta l'elemento terra.
MA l'elemento acqua.
SI rappresenta il fuoco.
VA rappresenta l'aria.
YA rappresenta lo spazio o etere.
Questi cinque elementi sono Dio,la creazione di Dio. Senza questi elementi, nulla: né il mondo, né l'uomo può esistere. Ecco perché sono così importanti.
I dibattiti accademici e/o la lettura delle Scritture non hanno alcun valore se non si capiscono queste cinque sillabe NA MA SI VA YA. Se si capiscono completamente allora si capisce e percepisce la potenza di Dio. Con la loro comprensione, si bevono le qualità di questi cinque elementi e si raggiungere il loro potere.
Ma meditando su OM NAMAH SIVAYA, si può intravedere la sua triplice struttura NAMA= mondo delle forme, SIVA =Siva = l'assoluto, YA = jiva individuo,
ma anche la sua struttura quintuplice (NA- MA-SI-VA-YA)
che rappresenta i cinque poteri della manifestazione (creazione, distruzione,mantenimento, velamento , grazia) fino quando i pensieri cominciano a girare da soli fino a far perdere il concetto dell'individualità e la consapevolezza del voler conoscere-comprendere e la mente si identifica completamente nel mantra, che rimane come seme (PRATAYAYA).
Così, se la prima tappa dell' Aṣṭāṅga Yoga di Patanjali è dharana, che significa stabilire l'attenzione fissa del mentale su un punto, sia nel corpo, sia all'esterno del corpo,la seconda tappa è dhyana, che significa mantenere in una corrente ininterrotta un pratyaya, o concetto, unico nella mente.



sabato 12 dicembre 2015

Significato di Mantra,Tantra e Yantra

MANTRA  TANTRA  YANTRA 

Oggi spiego il significato di alcuni termini sanscriti che hanno in comune la parola “TRA”,queste parole sono Mantra,Yantra e Tantra.
La parola Tra significa “Liberare” ed è un suffisso. Il suffisso è un elemento morfologico che si aggiunge all'elemento radicale. Nelle parole sopracitate l'elemento radicale è Man (che sta per Manas “Mente”) in Mantra,Tan la cui radice acustica è Ta (che rappresenta l'oscurità o il legame con l'ignoranza “non conoscenza”)in Tantra,Yan che significa “supporto,sostegno”in Yantra.
Questi i significati delle tre parole:
MANTRA
Il termine Mantra nasce dall'unione tra le parole sanscrite “manas” ovvero mente e “trayati” che vuol dire liberare. Il Mantra in sostanza è un suono,una formula espressa con una o più sillabe, o lettere o frasi, generalmente in sanscrito, che permette alla mente di liberarsi dei pensieri. Il più celebre dei Mantra è OM, altri esempi: Om Namah Shivaya,Om Mani Padme Hum,Babanam Kevalam,Hare Rama Hare Krishna.
L’origine di molti Mantra è rintracciabile all'interno dei sacri testi Indù, in particolare nei Veda.

TANTRA
La parola Tantra fa parte della lingua sanscrita ed è composta dalla radice TAN, che vuol dire espandere, e dal suffisso TRA, che significa liberare, inoltre in essa è compresa la radice acustica TA che rappresenta l’oscurità o il legame dell’ignoranza. Tantra il sentiero,insegnamenti spirituali,tecniche esoteriche o disciplina che “libera dall'oscurità ed espande la Coscienza”.

YANTRA
La sillaba Yan significa “sostegno”, “supporto”, “essenza di un oggetto” mentre la sillaba Tra significa “liberazione”.
Wikipedia ci da questo significato: "Yantra (यन्त्र्) e un termine sanscrito che indica vari tipi di rappresentazioni geometriche dalla forma semplice o più complessa e diagrammi simbolici, utilizzati come supporto nella concentrazione o per favorire l'assorbimento meditativo (samadhi). Il termine infatti significa originariamente "veicolo", "mezzo" o meglio ancora "strumento/oggetto atto a favorire" un'esperienza o conseguimento mistico (vedi sadhana). Viene spesso utilizzato a supporto della meditazione. Gli yantra possono essere compresi nella categoria più ampia dei cosiddetti mandala o chakra utilizzata nella pratica di alcune tradizioni religiose di origine indiana come quelle induiste, nel Jainismo o nel Buddhismo anche fuori dall'India. In generale, ogni figura divina ha il proprio yantra.

Tra gli yantra il più importante è lo Sri Yantra, da esso hanno origine tutti gli altri yantra. Il quadrato esterno segna le quattro direzioni (est, ovest, sud, nord), il cerchio più interno raffigura l’arrotondamento delle forze contrapposte ed il fiore di loto che lo circonda la trasformazione energetica interiore, i 9 triangoli di cui 5 con la punta rivolta in basso rappresentano il principio femminile (Shakti) e 4 con la punta rivolta verso l’alto rappresentano il principio maschile (Shiva), al centro il Bindu (un piccolo punto) è il nucleo o l’essenza-Sè cui ogni sentiero spirituale conduce".

Nell'immagine sotto lo SRI YANTRA


lunedì 8 settembre 2014

La meditazione Mettā Bhāvanā

Immagine di Avalokiteshvara il Buddha della Compassione

Il Mettā Bhāvanā è una forma di meditazione comune nel Buddhismo,soprattutto della scuola buddhista Theravada. La parola Mettā è una parola Pali che significa amore-gentilezza non condizionate. Questo tipo di meditazione è praticata con la consapevolezza (la coscienza) del respiro, che dà concentrazione, con lo scopo di prevenire la perdita della compassione.La meditazione mettā bhāvanā  significa coltivazione del mettā.
L'oggetto della meditazione mettā è sviluppare benevolenza e compassione verso tutti gli esseri senzienti. I sei passi del mettā bhāvanā sono coltivare amore e benevolenza verso:
        1-Se stessi
        2-Un buon amico
        3-Una persona neutrale 
        4-Una persona difficile
        5-Tutti quattro i precedenti
        6-Gradualmente, l'intero universo
La pratica, come viene insegnata nel Buddhismo Theravada, solitamente inizia con la coltivazione della compassione e dell'amore per se stessi, poi per le persone amate, gli amici, maestri, stranieri ed infine per i nemici. E’un buon metodo per calmare la mente, oltre che  un "antidoto" all'ira. Chi sviluppa il mettā difficilmente sarà turbabile e potrà sopprimere la rabbia sul nascere. Tali persone saranno più attente verso gli altri, più disposte a voler bene ed amare, e più inclini ad amare incondizionatamente.( (Kamalashila 1996, p.25-26).
I Buddhisti credono che le persone che hanno molto mettā saranno più felici poiché non vedranno motivi per volere il male di qualcuno. I maestri buddhisti possono raccomandare la meditazione sul mettā come antidoto all'insonnia e agli incubi. È comunemente sentito che coloro i quali sono intorno ad una persona che ha sviluppato il mettā si sentono a loro agio e più felici. L'emanazione del mettā contribuisce ad un mondo pacifico, d'amore e felicità.
Nel Buddhismo, la compassione è il vissuto del desiderio del bene nei confronti di ogni essere senziente. Esso viene indicato con i due termini sanscriti di:
  • karuṇā (pāli: karuṇā) nel significato di "pietà", "misericordia", "vissuto di dolorosa empatia" reso in lingua cinese come 悲 bēi, in giapponese hi, in tibetano snying rje;
  • maitrī (pāli: mettā) nel significato di "amore", "benevolenza", "carità", reso in lingua cinese come 慈 cí, in giapponese ji, in tibetano byams pa.
·         Nel Buddhismo Mahāyāna la "compassione" (karuṇā) rappresenta unitamente alla "saggezza" (prajñā) i due pilastri delle proprie dottrine e pratiche religiose.
·         La dottrina e la pratica mahāyāna della "compassione" si fondano sulla consapevolezza (saggezza, sans. prajñā) della "Verità della Via mezzo" (sanscrito mādhya-satya) predicata da Nāgārjuna ovvero sulla compresenza della "assolutezza" (paramārtha-satya) o vacuità (śūnyatā-satya) e della "singolarità" o "provvisorietà" (saṃvṛti-satya) in ogni aspetto della Realtà ultima per cui essendo "Tutto" privo di esistenza intrinseca, indipendente, ogni fenomeno esiste sia nella sua natura soggettiva ("convenzionale") e contemporaneamente nella sua relazione con gli altri ("assoluta") rappresentando la "singolarità" una delle molteplici manifestazioni di un'unica Realtà ultima: singole facce di un «grande brillante». Le distinzioni che la mente opera di continuo, unicamente dividendo e classificando in categorie le percezioni, sono viste, dunque, come illusorie e l’ego se non compreso anche olisticamente con l'intera Realtà è solo un'illusione poiché non esiste un io separato da tutto il resto.
·         Per questa ragione il Buddhismo Mahāyāna non predica il "distacco" nei confronti dei sentimenti e dei vissuti quale l'amore e la pietà, ma fonda la sussistenza di ciò sulla corretta comprensione della Realtà ultima (saggezza, sans. prajñā).
·         Quindi non vi può essere "compassione senza saggezza", né "saggezza priva di compassione".
·         Nel Buddhismo Mahāyāna il principio della "compassione" è rappresentato dal bodhisattva cosmico Avalokiteśvara.
·         (da Wikipedia).



Le Forme dello Yoga


Le Forme dello Yoga

Un giorno una persona mi ha chiesto: “Perché in occidente quando si parla di Yoga viene proposto e s’intende soprattutto l’attività fisica?”.

Quando le prime persone che portarono in occidente lo yoga, non so se per scelta o necessita,portarono soprattutto l’ HATHA YOGA, cioè lo Yoga delle discipline fisiche,e nonostante che ad oggi il termine Yoga abbia ottenuto,grazie a molti insegnanti,la rivalutazione del suo vero significato, nella mente di molte persone è rimasto quel vecchio legame dovuto a scarsa conoscenza dell’ argomento. In realtà esistono varie forme di Yoga, quelle che vi andrò a elencare sono le più importanti:

Karma Yoga o Yoga dell’azione disinteressata

Jinana Yoga o Yoga della conoscenza

Bhakti Yoga o Yoga della devozione

Raja Yoga o Yoga della meditazione

Hatha Yoga o Yoga delle discipline fisiche che comprende :

asana (posizioni), pranayama (controllo del respiro), bandha e mudra.


A queste forme bisogna aggiungere il Kriya Yoga, una particolare forma di Raja Yoga

legata soprattutto a Paramahansa Yogananda.

In seguito anche nell’Hatha Yoga si sono formate varie scuole, grazie a vari maestri, per esempio:

Iyengar Yoga di B.K.S Iyengar

Astanga Yoga di Pattabhi Jois

(da non confondere con Astanga Yoga,gli otto stadi di cui parla Patanjali negli Yoga Sutra)

Anusara Yoga di John Friend Power Yoga

e Vinyasa Flow Yoga

Ma anche altre e alcune di quelle riportate sopra hanno trasformato l’ Hatha Yoga nel cosiddetto Yoga dinamico, che mio personale e sottolineo personale pensiero , è lontano da quello che è lo Yoga che viene insegnato negli Yoga Sutra da Patanjali.

Patanjali scrive sul secondo libro degli Yoga Sutra il “Sadhana Pada” al sutra numero 46 come deve essere eseguita un’ asana(posizione) in questo modo:

“ STIRA- SUKHAM- ASANAM “

Stira = stabile, ferma

Sukham=comoda,confortevole

Asanam = posizione

“Una posizione deve essere stabile e comoda”.

Come vediamo non parla di qualcosa di dinamico ma di statico, ma è solo il mio personale pensiero, và applicato questo sutra ad ogni esecuzione di asana,non solo a quelle meditative, tutto il resto esiste solo in ottica di business. Qualche anno fa,nel 2011, sulla rivista “ Vivere lo Yoga “ma anche sul giornale “La Repubblica” sono apparsi degli articoli su come l’India, patria natia dello Yoga, stia correndo ai ripari proprio contro il dilagare di stile e sopratutto del copyright tanto amato negli U.S.A.

Questo la dice lunga sulla modificazione del termine “YOGA”.


EKA PADA RAJA KAPOTASANA


Eka pada raja kapotasana è una delle asana (posizione) più difficile da eseguire ma bella da vedere.  Il significato è:
 EKA=uno  PADA=piede RAJA=reale  KAPOTASANA= piccione “Posizione del Piccione Reale”.
EKA, uno. Individua la forte disparità della posizione. Si dicono posizioni pari quelle in cui il corpo lavora allo stesso modo rispetto al suo asse di simmetria, dispari quelle opposte.
PADA, piede. I 2 piedi occupano in questa posizione quadranti spaziali totalmente diversi, in pratica chi ha dato il nome alla posizione ha voluto accentuare l’ asimmetria della posizione stessa proprio facendo riferimento alla collocazione spaziale di un piede.
RAJA, reale. E’ vero Raja e’ attributo (nel senso di prossimo) di Kapotasana da qui la traduzione in Piccione Reale.
KAPOTASANA, piccione. E’ il riferimento alla forte espansione del torace che ricorda il petto del volatile, distensione che si prolunga nella posizione delle braccia, del collo e della testa.  Un’ osservazione ulteriore: un piccione quando pone la testa in questa posizione si predispone a trapassare ad altra vita! Qualcosa in questa posizione deve esprimere un forte mutamento.
La posizione e’ raggiungibile mediante una ventina di varianti che rappresentano di per se’ un percorso, una sequenza. Già nelle prime varianti preparatorie viene presentata al sadhaka una forte distensione del bacino, sembra che gli arti inferiori si perdano nello spazio. L’ asana, la cui azione si intensifica con le varianti più avanzate, RAFFREDDA Muladhara, Svadisthana e Manipura Chakra il prana viene diretto sui chakra toracico, tiroideo e frontale.  Da quanto detto risulta evidente che Eka Pada Rajakapotasana e’ chiave primaria per l’accesso a Pratyahara. ( Il testo sopra citato  è stato preso dall’ articolo di Ckstars su Yoga.it del 04/01/08 16:20 oggetto: [QUADERNI TECNICI] Eka Pada Rajakapotasana).
Voglio ricordare che Pratyahara significa “allontanare i sensi dagli oggetti del mondo materiale”. Il pratyahara è il grado sul quale l’adepto impara a comandare i suoi “tentacoli”o sensi della coscienza che in sanscrito si chiamano “indrie”. Gli europei traducono il termine pratyahara come “il controllo dei sensi”.Benefici: si eliminano i disturbi del sistema urinario. Stimola i muscoli della spalla e del collo - aumenta la vitalità perchè viene incrementata la circolazione del sangue nella tiroide, nelle surrenali e nelle gonadi.
Controindicazioni : cardiopatie, ipertensione.
Come abbiamo visto dai benefici vengono interessate la tiroide (Vishuddha Chakra), le surrenali (Manipura Chakra) e gonadi (Svadisthana Chakra). E’ una asana da eseguire sotto controllo di un insegnante esperto.


Virabhadrasana 2 (La posizione del Guerriero 2 )


Virabhadrasana 2 (immagine tratta dal libro Yoga Anatomy di L.Kaminoff )

Il nome di questa posizione deriva da Virabhadra, un fiero e mitico guerriero, un super essere creato dalla collera di Rudra (Shiva), quando è intervenuta per distruggere il Yagna (sacrificio del fuoco) di Daksha, dopo che la sua figlia Dakshayani (Sati) - consorte di Shiva, si era auto-immolata nel fuoco dello yagna.
Vīrabhadra è descritto come un guerriero che ha alla fine accecato Bhaga. Altri dèi,erano fuggiti dal campo di battaglia perché non erano in grado di sostenere il suo potere. Un tempio a lui dedicato, si trova nella città di Veerbhadra, vicino a Rishikesh in Uttarakhand e in Pasumbalur, vicino Perambalur quartiere, Tamil Nadu
.(da Wikipedia).L’immagine che vediamo è tratta dal libro Yoga Anatomy di Leslie Kaminoff e possiamo vedere quali sono le parti del corpo e la muscolatura che viene utilizzata durante l’esecuzione della posizione.
Questa posizione (asana) dona i seguenti benefici:  
 * Rafforza e allunga gambe e le caviglie 
 * Allunga inguine, torace, polmoni e spalle • Stimola gli organi addominali • Aumenta la resistenza 
 * Dà sollievo ai dolori alla schiena, in particolare durante il secondo trimestre di gravidanza 
 * E’ terapeutica per la sindrome del tunnel carpale, piedi piatti, infertilità, osteoporosi e sciatica. Come  altre asana le persone che hanno diarrea:
 • Pressione sanguigna alta • Problemi al collo: in questo caso non voltate la testa per guardare al di sopra della mano (continuate a guardare dritto davanti a voi con entrambi i lati del collo distesi),
dovrebbero essere cauti nell’ eseguirla o astenersi, logicamente parlando con un insegnante di yoga si possono chiarire le domande e le problematiche di ogni singolo caso.
Non bisogna mai generalizzare, ma chiedere, perché ognuno è un individuo diverso dall’ altro.
Vediamo ora come Yoga Journal ci descrive l’esecuzione di Virabhadrasana 2:
°  State in piedi in posizione Tadasana. Con un’espirazione allontanate i piedi, anche con un piccolo salto, collocandoli ad una distanza di circa un metro l’uno dall’ altro.
°  Sollevate le braccia parallelamente al pavimento e allontanatele con forza dai vostri fianchi, con le scapole allargate e i palmi rivolti verso terra.
°  Voltate leggermente il piede destro verso destra e ruotate il piede sinistro verso sinistra di 90 gradi. Allineate il tallone sinistro con il destro. Bloccate le cosce e girate la coscia sinistra all’ esterno facendo in modo che il centro della rotula sinistra sia in linea con il centro della caviglia sinistra.
°  Espirate e piegate il ginocchio sinistro sulla caviglia sinistra di modo che lo stinco sia perpendicolare al pavimento. Se possibile, portate la coscia sinistra in posizione parallela al pavimento. Bloccate questo movimento del ginocchio sinistro rafforzando la gamba destra e premendo la parte esterna del tallone destro sul pavimento.
° Allungate le braccia allontanandole dallo spazio tra le scapole, tenendole parallele al pavimento. Non appoggiate il busto sulla coscia sinistra: mantenete distesi allo stesso modo i lati del busto e tenete le spalle direttamente sopra il bacino. Premete leggermente il coccige verso il pube. Voltate la testa verso sinistra e guardate al di sopra delle dita.
°  Mantenete questa posizione dai 30 ai 60 secondi. Inspirate per raddrizzarvi. Cambiate piede e ripetete il tutto per lo stesso numero di secondi.


Virabhadrasana 3 (La Posizione del Guerriero 3)


La posizione del guerriero nella sua versione denominata tre è una posizione di equilibrio, asimmetrica ed è di livello intermedio.
L’esecuzione di quest’asana dà un’estensione assiale della colonna, dobbiamo eseguire una flessione e una rotazione della spalla. A livello delle gambe, in quella anteriore (quella che sorregge) ci sono una flessione e un’adduzione dell’anca, un’estensione del ginocchio e una flessione dorsale della caviglia, la gamba posteriore c’è un’estensione neutra e una rotazione mediale dell’anca, l’estensione del ginocchio e la flessione dorsale della caviglia.
Sono usati gli estensori della colonna per contrastare la forza di gravità, mentre per mantenere la colonna in una posizione neutra, dovranno essere usati gli addominali e il piccolo psoas.
Un’osservazione: un uso eccessivo del grande gluteo può provocare la rotazione esterna di una o entrambe le gambe.
Durante l’esecuzione di Virabhadrasana 3 usiamo i Tre Bandha (Jalandhara – Uddiyana e Moola) per aiutare a creare l’estensione assiale che sostiene la posizione e questo riduce il volume totale del respiro. Possiamo usare anche UJJAYN durante l’esecuzione per divenire più consapevoli sia della posizione sia del respiro.
Quest’ asana richiede una particolare tenacia per restare in posizione questo ci aiuta a renderci più forti psicologicamente da avere la mente salda per i momenti di maggiore difficoltà della vita.
NB: molte note di questo post e la foto sono tratte dal libro “Yoga Anatomy” di Leslie Kaminoff.
B.K.S. IYENGAR ci dice che con “quest’asana si acquistano armonia, equilibrio, stabilità e potenza. Aiuta anche a contrarre e tonificare gli organi addominali e rende vigorosi i muscoli delle gambe”.
Aiuta a migliorare il portamento e l’andatura, corregge e aiuta a stare in piedi poggiando sulle piante dei piedi, a tonificare i muscoli dello stomaco e conferire agilità al corpo e alla mente.


Utkatasana, la posizione della sedia


Utkata = potente, forte 
Utkatasana, o posizione della Sedia, coinvolge i muscoli delle braccia e delle gambe e stimola anche il diaframma e il cuore. E’ una posizione base con estensione assiale, in altre parole tutte le curve (cervicale, toracica e lombare) vengono a ridursi con il risultato che aumenta la lunghezza della colonna. Questa estensione produce un’azione di cambiamento di tono e orientamento delle strutture respiratorie, le tre parti di respirazione (addominale, toracica e clavicolare) e la muscolatura che circonda queste tre parti, diventa più stabili, ne consegue che durante questo tipo di estensione la forma della parte toracica e quella addominale sono più limitate, quindi una diminuzione del volume delle cavità in questione ma vi è anche un aumento della lunghezza del respiro. In Utkatasana bisogna attivare i muscoli più grandi dell’apparato respiratorio, che sono anche i più bisognosi di ossigeno del nostro corpo che in quest’asana richiede sforzo e una respirazione efficace per evitare che il bisogno, la richiesta, di ossigeno da parte del nostro corpo porti ad avere un respiro troppo affannoso perché mantenga quest’ asana e questo tipo di estensione.   
Su Yoga Journal è descritta l’esecuzione dell’ asana cosi: Mettetevi in piedi nella posizione Tadasana. Inspirate e sollevate le braccia perpendicolari al pavimento. Potete tenere le braccia parallele, con i palmi delle mani in dentro, oppure unire i palmi.  Espirate e piegate le ginocchia, cercando di porre le cosce le più possibili parallele al pavimento. Le ginocchia sporgeranno oltre i piedi e il busto sarà leggermente piegato in avanti, oltre le cosce, fino a formare circa un angolo retto con la parte superiore delle cosce. Mantenete gli interni coscia paralleli l'uno all'altro e premete la parte superiore dei femori in basso, verso i talloni.  Bloccate le costole contro la schiena. Spingete il coccige in basso verso il pavimento e all'interno verso il pube, in modo tale da non accorciare la parte bassa della schiena.  Mantenete la posizione da 30 secondi a un minuto. Per scioglierla, raddrizzate le ginocchia con un'inspirazione e sollevatevi energicamente con l'aiuto delle braccia. Espirate e rilassate le braccia lungo i fianchi nella posizione Tadasana. Chi volesse rendere più efficace l’ asana può seguire questo consiglio:
“Durante il piegamento delle ginocchia, sollevatevi sui polpastrelli dei piedi e scendete spingendo i glutei verso i talloni sollevati. Stendete le braccia avanti, parallele l'una all'altra e al pavimento, con i palmi delle mani in giù o all'interno”.

“Se avete difficoltà a mantenere questa posizione, eseguite la posizione vicino a un muro. In posizione eretta, collocatevi a una distanza di pochi centimetri dalla parete. Calcolate la distanza tenendo conto che, quando vi piegate nella posizione, il coccige deve toccare appena il muro e sfruttarne il sostegno”.

Per intensificare la posizione: Il segreto per eseguire Utkatasana senza provare disagio sta nel rilassare la parte superiore dei femori verso i talloni. Una volta assunta la posizione, portate le mani sopra le cosce. Appoggiate i palmi delle mani nelle pieghe dell'inguine e spingete la parte superiore delle cosce verso i talloni, piantando questi nel pavimento. In opposizione a queste azioni, spingete in su il coccige nel bacino. (da yoga journal.it)
I benefici di quest’asana sono che scioglie la rigidità delle spalle, rinforza le caviglie. Il diaframma è sollevato e questa esercita un leggero massaggio al cuore, gli organi addominali sono tonificati e sono inoltre rinforzati i muscoli della schiena.

Osservazione: evitare un’eccessiva rotazione delle ginocchia per non esporre le articolazioni, in particolar modo i menischi a un carico superfluo e a un rischio inutile.


Adho Mukha Svanasana (La posizione del cane a testa in giù)


Adho Mukha Svanasana  (La posizione del cane a testa in giù)

Adho Mukha Svanasana ovvero posizione del cane a testa in giù, è una posizione classica di Hatha Yoga. Il suo nome deriva dal sanscrito "adho" che significa "in basso", "mukha" che significa "faccia", "svana" invece "cane" e "asana" "posizione".Adho Mukha Svanasana è una posizione invertita con sostegno sulle braccia ed è considerata di livello intermedio, anche se molte volte è insegnata al livello Principianti. Questa posizione può prevedere vari approcci e durante l'esecuzione abbiamo l’opportunità di osservare gli effetti sulla schiena e sulla colonna dalle sollecitazioni che sono trasmessi dalle braccia e dalle gambe. Durante l’esecuzione osserviamo un lavoro muscolare sulla colonna tramite il Piccolo Psoas, i muscoli obliqui e gli estensori profondi durante il lavoro per mantenere l’allineamento in modo neutro della colonna in estensione assiale. Sulle gambe vi è un lavoro di resistenza alla forza di gravità e questo vale anche per le braccia. Abbiamo un allungamento durante l’esecuzione della colonna tramite i muscoli intercostali e il diaframma, sulle gambe sono interessati diversi muscoli ad esempio quelli posteriori delle cosce, il gastrocnemio, il soleo e il grande gluteo, ma anche diversi altri. Sulle braccia vi è un allungamento della grande dorsale e sempre durante l’allungamento abbiamo il capo lungo del tricipite che lavora eccentricamente. Io raccomando che questa posizione sia sempre insegnata da un insegnante e non appresa da un libro fai da te. Per esempio essendo una posizione invertita la sconsiglio alle donne durante i primi giorni, se non per tutto il periodo mestruale. Anche per questa posizione prendo spunto da Yoga Journal per spiegare l’esecuzione:
1)      Mettiti a terra appoggiando le mani e le ginocchia. Posiziona le ginocchia all'altezza delle anche e le mani leggermente più avanti delle spalle. Apri bene i palmi, tieni le dita delle mani parallele o leggermente rivolte verso l'esterno e quelle dei piedi rivolte verso il basso.
2)      Espira e solleva le ginocchia dal pavimento. Tienile leggermente piegate e solleva anche i talloni. Allunga il coccige cercando di allontanarlo il più possibile dal bacino e spingilo verso il pube. Quindi, solleva la parte finale della colonna vertebrale verso il soffitto e allunga le gambe stendendole bene dalle caviglie all'inguine.
3)      Espira, spingi le cosce indietro e allunga i talloni senza sollevarli dal pavimento. Stendi le ginocchia senza avvicinarle. Tendi i muscoli dell'esterno coscia e ruota leggermente le cosce verso l'interno. Accorcia la parte anteriore del bacino.
4)      Tendi i muscoli dell'esterno braccia e spingi sul pavimento le basi degli indici. Da questa posizione, allunga l'interno delle braccia spingendo verso l'alto dai polsi fino alle spalle. Premi le scapole sulla schiena, poi allargale verso l'esterno e spingile verso il coccige. Tieni sempre la testa fra gli avambracci senza lasciarla penzolare.
5)      Adho Mukha Svanasana è una delle posizioni della tradizione sequenza del Saluto al Sole. Ma anche da sola è un'eccellente asana. Mantieni la posizione da 1 a 3 minuti. Poi fletti le ginocchia al pavimento espirando e riposati nella Posizione del Bambino.

I suoi benefici sono molti:
 ·         Rilassa il cervello e contribuisce ad alleviare lo stress e le forme di lieve depressione
 ·         Da una sferzata di energia a tutto il corpo
 ·         Allunga spalle, tendini delle ginocchia, polpacci, archi dei piedi e mani
 ·         Rafforza braccia e gambe
 ·         Contribuisce ad alleviare i sintomi della menopausa
 ·         Allevia i disturbi mestruali se realizzata con un sostegno per la testa
 ·         Contribuisce a prevenire l'osteoporosi
 ·         Migliora la digestione
 ·         Allevia mal di testa, insonnia, dolori alla schiena e stanchezza
 ·         Svolge un'azione terapeutica per pressione sanguigna, asma, piedi piatti, sciatica, sinusite

Come in tutte le posizioni ci sono alcune controindicazioni da osservare, per esempio è sconsigliata a chi ha problemi alla sindrome del tunnel carpale, di diarrea, non assumere la posizione a gravidanza inoltrata e a chi ha la pressione sanguigna alta o mal di testa: a loro è consigliato di appoggiare la testa su un cuscino o su una mattonella tenendo le orecchie fra le braccia. (Yoga Journal).
Adho Mukha Svanasana è una delle posizioni più utilizzate nella pratica yoga, sia per la sua particolare possibilità di distensione sulla colonna vertebrale, sia come preparazione per altre asana importanti.