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martedì 29 dicembre 2015

Significati della lettera sacra Om e del Mantra Om Namah Shivaya

Nel Buddhismo della scuola Vajrayana (Vajra è un termine Sanscrito che significa sia fulmine che diamante oltre che un oggetto simbolico che lo rappresenta nell’ Induismo e nel Buddhismo tibetano, soprattutto nei rituali tantrici),la quale sarebbe un sincretismo tra alcune dottrine induiste denominate tantrismo, fondate anche su credenze popolari sciamaniche, con il Buddhismo Mahāyāna. I suoi testi fondamentali sono denominati Tantra,spiega così il mantra OM.

[ la spiegazione sotto riportata è tratta da spiegazioni di Paolo Proietti, insegnante yoga della YANI (Ass.Naz.Insegnanti di Yoga) e Istruttore della ASI/DOS (Discipline Olistiche per la salute -Arti Olistiche e Orientali) ]

La mente corrisponde al bija mantra OM.
La parola al bija mantra AH.
Il corpo al bija mantra HUM.
Oṃ è la forma udibile dell'Assoluto, il seme di Brahma e se ne è parlato assai spesso.
Āḥ o Ah, rappresenta l'insieme dei suoni vocalici, quelli inscritti nei sedici petali del loto della gola:
le quattordici vocali:

अ a
आ ā
इ i
ई ī
उ u
ऊ ū
ऋ ṛ
ॠ ṝ
ऌ ḷ
ॡ ḹ
ए e
ऐ ai
ओ o
औ au


più
अं aṃ e अः aḥ.
Le vocali simboleggiano (sono) l'insieme delle potenze della manifestazione, mentre le consonanti sono il "veicolo" delle potenze.
Ma aḥ, significa molto di più.
In sanscrito le vocali principali sono tre: A, I ed U e sono l'emblema delle tre potenze della divinità. La terza sillaba del mantra è Hūṃ.
Hūṃ ha molti significati, anche troppi, ma se prendiamo la scrittura sanscrita la simbologia risulta più evidente:
हूं hūṃ è formato dalla
h ह्
unita alla
ū ऊ
compenetrate in un unico simbolo:
hū हू .
l' Anusvara, il puntino che i caratteri latini scriviamo ṃ è messo in alt, sopra la sillaba.
Il puntino”in questo mantra", rappresenta la bodhi, "il seme di Vajradhara", la conoscenza assoluta. illimitata, che si nasconde in ognuno di noi.
Om è l'inizio del canto rituale (il rito è la manifestazione) ed è il canto stesso.
Per questo è detto udgitha.
Secondo la Chāndogya Upaniṣad ( I,1,5):
"vāg evark prāṇaḥ sāma om ity etad akṣaram udgīthaḥ tad vā etan mithunaṃ yad vāk ca prāṇaś cark ca sāma ca"
ovvero:
La parola (vāg) è ṛk (Ṛgveda, il libro degli inni), il prāṇa è sāman (Sāmaveda),udgītha è la sillaba Oṃ.
Parola e prāṇa formano una coppia così come ṛk con sāman.
E ancora (I, 1, 8):
"tad vā etad anujñākṣaram yad dhi kiṃcānujānāty om ity eva tad āha eṣo eva samṛddhir yad anujñā samardhayitā ha vai kāmānāṃ bhavati ya etad evaṃ vidvān akṣaram udgītham upāste".

“Questa sillaba significa dire si. Quando si vuole dire si a qualcosa si dice Om. E quello a cui si dice si verrà realizzato. Colui che conosce questo venera udgitha come la sillaba Om e realizzerà i suoi desideri.”
OM è la mente ma è anche ciò che sta prima della mente. Il simbolo con cui viene rappresentato, come del resto tutte le lettere sanscrite, può essere considerato un disegno, una specie di Yantra.
L'analisi del significato dei singoli tratti da cui è composto esprime i tre (quattro) stati di coscienza dell'uomo:





La linea curva inferiore rappresenta la A, l'inizio, lo stato di veglia , il dio Brahma inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti del demiurgo o del legislatore; è detta anche akka o akkam ed è collegata alla funzione della mente detta aharinkka ("ciò che fa l'io").  




 La linea curva orizzontale, centrale, rappresenta la U ovvero lo stato del sogno, il dio Visnu inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti di colui che mantiene e preserva; è detta anche ukāra o ukāram ed è collegata alla funzione della mente detta Buddhi.   
La linea curva superiore rappresenta la M ovvero lo stato di sonno profondo, il dio riva inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti di colui che riassorbe la manifestazione; è detta anche makāra o makāram ed è relata alla funzione della mente detta Manas o alla mente in generale. Il fatto che M sia in alto ed A sia in basso ricorda il concetto della manifestazione grossolana come specchio della manifestazione allo stato potenziale. (MUA - AUM) e le modalità di recitazione dell'AUM di cui parla Shankara nel commento ai Mandukyakarika ( dice più o meno Shankara: "che la A e la U insorgano e vengano riassorbiti dalla M") Sopra le tre linee curve ci sono altri due simboli :
La mezzaluna è dettaनाद nāda, ed il punto invece बिन्दु bindu.
  
Questi due segni sono così importanti da meritarsi un'intera upanishad tutta per loro, la Nàdabindu Upanishad. Nada è la vibrazione iniziale, il primo suono e tutti i suoni. Rappresenta la Shakti nell'atto di dare inizio alla manifestazione. Se A rappresenta la coscienza dello stato di veglia, U la coscienza dello stato di sogno e M la coscienza dello stato di sonno profondo, Nada rappresenta il "Quarto" o Turiya, inteso come il Grande Sè col quale si può entrare in identità mediante lo stato del Nirvikalpa samadhi. E' il primo fremito, potenziale, creato dall'unione di Shiva e Shakti nell'isola delle gemme. Il Bindu rappresenta l' anusvāra reso nella pronuncia con la nasalizzazione (esempio Aummnnnnng) o, meno spesso, con l'allungamento della vocale precedente. L' anusvāra è Shiva in unione con Citshakti o Cit Rupini.
Le tre lettere A, U ed M sono in qualche modo le radici di AH, HUM ed OM ovvero, Parola, Corpo e Mente.
Esiste quindi un OM che tutto racchiude ed è lo spazio alogico che trova espressione nel punto (l' infinitamente piccolo relato all' infinitamente grande)
Esiste un OM potenziale che è il primo suono o prima vibrazione.
Esiste un OM che rappresenta la mente.
Nella recitazione del Mantra (qualsiasi mantra) questa differenziazione (apparente) viene manifestata attraverso una triplice modalità di recitazione: mentale,bofonchiata (o silenziosa muovendo solo le labbra) ed udibile.
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Lasciamo ora le spiegazioni di Paolo Proietti sulla sillaba OM e passiamo a capire i significati (alcuni) del mantra :
OM NAMAH SHIVAYA
Questo è uno dei mantra più celebri e recitati, ed è il mantra shivaita per eccellenza dell'Induismo. Questa formula sacra sanscrita ha diversi significati; essa si appella a Dio in quanto a Śiva, un aspetto di Īśvara(l'aspetto personale di Dio) e può essere tradotta come "Signore, sia fatta la Tua volontà", oppure "Mi arrendo a Te, Dio",oppure “Mi inchino a Shiva” È considerato uno dei mantra più completi e potenti.
Ma c'è dell'altro: Ripetendo NA MA SI VA YA possiamo iniziare a capire il potere della natura che è splendidamente espressa nella tradizione indiana. Quel potere inizia con la sillaba sacra OM.
In alcune scritture indiane, uno dei nomi di Dio è NAMA SIVAYA.
NA rappresenta l'elemento terra.
MA l'elemento acqua.
SI rappresenta il fuoco.
VA rappresenta l'aria.
YA rappresenta lo spazio o etere.
Questi cinque elementi sono Dio,la creazione di Dio. Senza questi elementi, nulla: né il mondo, né l'uomo può esistere. Ecco perché sono così importanti.
I dibattiti accademici e/o la lettura delle Scritture non hanno alcun valore se non si capiscono queste cinque sillabe NA MA SI VA YA. Se si capiscono completamente allora si capisce e percepisce la potenza di Dio. Con la loro comprensione, si bevono le qualità di questi cinque elementi e si raggiungere il loro potere.
Ma meditando su OM NAMAH SIVAYA, si può intravedere la sua triplice struttura NAMA= mondo delle forme, SIVA =Siva = l'assoluto, YA = jiva individuo,
ma anche la sua struttura quintuplice (NA- MA-SI-VA-YA)
che rappresenta i cinque poteri della manifestazione (creazione, distruzione,mantenimento, velamento , grazia) fino quando i pensieri cominciano a girare da soli fino a far perdere il concetto dell'individualità e la consapevolezza del voler conoscere-comprendere e la mente si identifica completamente nel mantra, che rimane come seme (PRATAYAYA).
Così, se la prima tappa dell' Aṣṭāṅga Yoga di Patanjali è dharana, che significa stabilire l'attenzione fissa del mentale su un punto, sia nel corpo, sia all'esterno del corpo,la seconda tappa è dhyana, che significa mantenere in una corrente ininterrotta un pratyaya, o concetto, unico nella mente.



domenica 27 dicembre 2015

Vita ed opere di Bhagawan Nityananda

                             

   Vita ed opere di Nityananda – Scrive Francesco Balestro:
 "Bhagawan Nityananda (novembre / dicembre 1897 - 8 agosto 1961) è stato un Guru indiano. I suoi insegnamenti sono pubblicati nel "Chidakash Gita". Nityananda nacque a Quilandy (Pandalayini), Kerala, India del sud. I dettagli sulla nascita di Nityananda sono relativamente sconosciuti. Secondo  alcuni suoi discepoli  Nityananda è stato trovato come un bambino abbandonato nel villaggio di Tuneri, Kozhikode, Kerala, India da una signora di nome Uniamma Nair, che era sposata con Chathu Nair. La coppia Nair adottò questo bambino e si prese cura di lui insieme con i loro cinque figli. 
A Nityananda venne dato il  nome di Raman dai suoi genitori adottivi. La coppia Nair erano contadini che si prendevano  cura delle aziende agricole di proprietà di un ricco avvocato di nome Ishwar Iyer, che si fidava molto di loro. Il padre adottivo di Nityananda morì quando lui aveva tre anni e sua madre adottiva quando aveva sei anni. Prima di morire aveva consegnato la responsabilità di Nityananda a Ishwar Iyer.
Anche durante l'infanzia, Nityananda sembrava essere in uno stato spirituale insolitamente avanzato, che ha dato origine alla credenza che era nato illuminato ed infine gli fu  dato il nome Nityananda, che significa "sempre nella beatitudine". Prima dei vent'anni, Nityananda diventa un Yogi errante, si dedicò allo studio dello yoga e delle pratiche ascetiche in Himalaya e in altri luoghi. Nel 1920, tornò nel sud dell'India ove vi guadagnò una  certa reputazione per i suoi poteri miracolosi e la sua capacità di guarire malati incurabili. A quel tempo iniziò la costruzione di un ashram vicino a Kanhangad, nello stato del Kerala. La polizia locale sospettava che avesse una produzione di banconote false con le quali  pagare le spese della costruzione, per tutta risposta Nityananda li portò a un lago infestato dai coccodrilli nella giungla, vi  si tuffò e riemerse con una manciata di denaro, ciò fu abbastanza per soddisfare la polizia che da allora non lo importunò ulteriormente. Il bel tempio sulla collina e l'Ashram a Kanhangad sono ora centri di pellegrinaggio. Il Guruvan, un bosco nelle vicine colline dove Baba stava seduto in penitenza, è ora un rifugio per i pellegrini. 
Nel 1923, Nityananda cominciò a vagare per la Valle Tansa nello stato del Maharashtra. Lì, la sua fama di taumaturgo attirò gente dalla metropoli di Bombay (oggi Mumbai). Egli però  si rifiutò di accreditarsi il merito  dei miracoli. Egli disse: "Tutto ciò che accade, avviene automaticamente per volontà di Dio". Nityananda  fu di grande sostegno  agli Adivasi (abitanti o tribù originarie), che erano disprezzati dalla popolazione in generale. Nityananda istituì una scuola, oltre a fornire cibo e vestiario per loro. 
Nityananda  fu molto parco  in termini di insegnamenti verbali. A partire dagli inizi del 1920, i suoi devoti a Mangalore si sedevano con lui la sera. La maggior parte del tempo restava di silenzio, anche se di tanto in tanto dava consigli spirituali. Una devota di nome Tulasi Amma scrisse alcuni dei suoi insegnamenti e le sue risposte alle domande specifiche. Più tardi, queste note sono state raggruppate e pubblicate nella lingua Kannada e il libro è conosciuto come Chidaksha Gita. 
Alcuni ritengono che Nityananda avesse il potere di trasmettere l'energia spirituale (shaktipat) alle persone con mezzi non verbali. Nel comportamento esteriore a volte  poteva anche apparire estremamente focoso e intimidatorio, sino al punto di gettare sassi  contro visitatori importuni in qualche occasione. Questo era il suo modo di dissuadere le persone che non erano serie nella loro aspirazione spirituale, o che venivano a lui con secondi fini. 
Nel 1936, si recò al tempio di Shiva nel villaggio di Ganeshpuri e chiese se poteva rimanere lì alla famiglia che accudiva il tempio la quale accettò e costruì una capanna per lui nelle adiacenze. Nel frattempo  i suoi visitatori e seguaci aumentavano, la capanna così si espanse divenendo un ashram.  Le persone che vivevano intorno a lui lo consideravano  un Avadhuta: completamente libero ed  assorbito nello stato trascendentale del Sé supremo. 
Nityananda morì l'8 agosto 1961. Il suo samadhi (tempio-tomba) si trova a Ganeshpuri al Samadhi Mandir. Vi è anche un santuario dedicato a lui nel Gurudev Siddha Peeth Ashram di Gavdevi (nei pressi di Ganeshpuri). Il suo Ashram, un ostello turistico, e altri edifici legati alla sua vita in Ganeshpuri sono conservati dal Shree Bhimeshwar Sadguru Nityananda Sanstha Ganeshpuri. Questi fiduciari sono anche responsabili del suo samadhi santuario a Ganeshpuri, che è un luogo di pellegrinaggio. Una fiduciaria a Kanhangad si occupa dell' Ashram e dei templi situati lì. La fiduciaria gestisce anche alcune istituzioni educative e un Dharmasala. 
Secondo i biografi di Nityananda, l'identità dei Guru di Nityananda è un mistero. Secondo Healy, Nityananda non ha avuto un guru. In uno dei suoi discorsi, il suo allievo Swami Muktananda ha detto che Guru Nityananda era  Siddha Purusha del Kerala. Il Siddha è "colui che ha realizzato il Sé e ne manifesta i poteri". Si riferisce a maestri perfetti che hanno raggiunto la perfezione spirituale. Siddha può anche riferirsi a colui che ha raggiunto  siddhi, poteri paranormali.  La qualifica di Siddha può anche  riferirsi ai Siddha Nath, asceti, sadhu o yogi  che seguono  la  sadhana del Siddha Yoga. Nel  giainismo i siddha sono le anime liberate che hanno distrutto tutti i karma e hanno ottenuto moksha (la liberazione). I Siddha, in quanto esseri perfetti,  rappresentano l'anima nella sua forma più pura.

(http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2015/12/vita-ed-opere-di-bhagawan-nityananda.html )

sabato 12 dicembre 2015

Significato di Mantra,Tantra e Yantra

MANTRA  TANTRA  YANTRA 

Oggi spiego il significato di alcuni termini sanscriti che hanno in comune la parola “TRA”,queste parole sono Mantra,Yantra e Tantra.
La parola Tra significa “Liberare” ed è un suffisso. Il suffisso è un elemento morfologico che si aggiunge all'elemento radicale. Nelle parole sopracitate l'elemento radicale è Man (che sta per Manas “Mente”) in Mantra,Tan la cui radice acustica è Ta (che rappresenta l'oscurità o il legame con l'ignoranza “non conoscenza”)in Tantra,Yan che significa “supporto,sostegno”in Yantra.
Questi i significati delle tre parole:
MANTRA
Il termine Mantra nasce dall'unione tra le parole sanscrite “manas” ovvero mente e “trayati” che vuol dire liberare. Il Mantra in sostanza è un suono,una formula espressa con una o più sillabe, o lettere o frasi, generalmente in sanscrito, che permette alla mente di liberarsi dei pensieri. Il più celebre dei Mantra è OM, altri esempi: Om Namah Shivaya,Om Mani Padme Hum,Babanam Kevalam,Hare Rama Hare Krishna.
L’origine di molti Mantra è rintracciabile all'interno dei sacri testi Indù, in particolare nei Veda.

TANTRA
La parola Tantra fa parte della lingua sanscrita ed è composta dalla radice TAN, che vuol dire espandere, e dal suffisso TRA, che significa liberare, inoltre in essa è compresa la radice acustica TA che rappresenta l’oscurità o il legame dell’ignoranza. Tantra il sentiero,insegnamenti spirituali,tecniche esoteriche o disciplina che “libera dall'oscurità ed espande la Coscienza”.

YANTRA
La sillaba Yan significa “sostegno”, “supporto”, “essenza di un oggetto” mentre la sillaba Tra significa “liberazione”.
Wikipedia ci da questo significato: "Yantra (यन्त्र्) e un termine sanscrito che indica vari tipi di rappresentazioni geometriche dalla forma semplice o più complessa e diagrammi simbolici, utilizzati come supporto nella concentrazione o per favorire l'assorbimento meditativo (samadhi). Il termine infatti significa originariamente "veicolo", "mezzo" o meglio ancora "strumento/oggetto atto a favorire" un'esperienza o conseguimento mistico (vedi sadhana). Viene spesso utilizzato a supporto della meditazione. Gli yantra possono essere compresi nella categoria più ampia dei cosiddetti mandala o chakra utilizzata nella pratica di alcune tradizioni religiose di origine indiana come quelle induiste, nel Jainismo o nel Buddhismo anche fuori dall'India. In generale, ogni figura divina ha il proprio yantra.

Tra gli yantra il più importante è lo Sri Yantra, da esso hanno origine tutti gli altri yantra. Il quadrato esterno segna le quattro direzioni (est, ovest, sud, nord), il cerchio più interno raffigura l’arrotondamento delle forze contrapposte ed il fiore di loto che lo circonda la trasformazione energetica interiore, i 9 triangoli di cui 5 con la punta rivolta in basso rappresentano il principio femminile (Shakti) e 4 con la punta rivolta verso l’alto rappresentano il principio maschile (Shiva), al centro il Bindu (un piccolo punto) è il nucleo o l’essenza-Sè cui ogni sentiero spirituale conduce".

Nell'immagine sotto lo SRI YANTRA


domenica 14 settembre 2014

GURUBHAVA



गुरुभाव  (Gurubhava)



La “Sri Guru Gita” è una scrittura indù di 216 versi, scritto dal saggio Vyasa. 

Esso descrive una conversazione tra Shiva e sua moglie, la dea Parvati, in cui lei chiede di insegnarle circa il Guru. Shiva risponde descrivendo il principio Guru, i modi adeguati di adorare il Guru e i metodi e i benefici di ripetere Sri Guru Gita . Il testo si crede sia parte del più ampio “Skanda Purana” . Ci sono diverse versioni del Guru Gita, che variano da circa 100 a oltre 400 versi.

Nel “Siddha Yoga”, la Guru Gita è considerata un "testo indispensabile". Swami

Muktananda scelse 182 versi per creare una versione unica della Guru Gita, che ha la sua melodia per il canto.

Il testo dà anche l’etimologia della parola Guru,

 dove la radice gu sta per oscurità,

mentre la radice ru sta per luce.

Il termine Guru è quindi spiegato come colui che rimuove dalle tenebre, che rivela la luce nel cuore del discepolo. (da Wikipedia). Il verso “174” dice:

“Gurubhāvaḥ paraṁ tīrthamanyatīrthaṁ nirarthakam Sarvatīrthāśrayaṁ 

devi pādāṅguṣṭhaṁ ca vartate”.

La sua traduzione in italiano è:

“La devozione al Guru è il più sacro rifugio. (Quel luogo veramente diviene sacro).

Ogni altro luogo di pellegrinaggio non da frutto.

Oh Dea! Infatti tutti i luoghi sacri prendono vita dai piedi del Guru, anzi dal solo alluce del suo piedi”.

Gurubhava deriva dalla radice sanscrita “bhuu”, che significa "di esistere, di diventare". E ’ l’espressione o l’atteggiamento di diventare tutt'uno con/ o di diventare assorbiti nel “Guru”, essere totalmente immersi nel Guru, o identificato con lui.

Gurubhava significa quindi "Essere totalmente immersi nel GURU".

E’ stata la pratica di meditazione preferita da Baba Muktananda - quella di identificare ogni parte del suo corpo, la mente e lo spirito con il suo Guru, Bhagawan Nityananda.

In questo modo ha vissuto Gurubhava il grande Guru "Swami Muktananda" e lui ne parla nel suo libro “Il Gioco della Coscienza”.



lunedì 8 settembre 2014

Meditazione taoista ( Xiao Zhou Tian)


                                               Meditazione taoista (Xiao-zhou-tian)

Ci sono varie tecniche di meditazione, alcune lavorano molto di più sul piano fisico-energetico,altre sul piano mentale, alcune sul piano psico-spirituale oppure su quello spirituale. E’ importante conoscere su cosa vogliamo evolvere, una volta deciso possiamo allora scegliere la tecnica di meditazione più consona a noi.

Se cerchiamo una evoluzione sul piano fisico ed energetico la meditazione taoista Xiao Zhou Tian potrebbe essere quella ideale per noi. La meditazione Xiao Zhou Tian è chiamata la meditazione del “Piccolo Circolo Celeste” e serve per conservare e aumentare Qi,o Chi, oppure Prana nello Yoga, nel Dan Tian inferiore.

“Il Dan Tian che letteralmente significa "campo (tian) di cinabro (dan)" ed è, nella fisiologia della Medicina tradizionale cinese, il luogo nel corpo dove il "Qi" viene conservato, accumulato e dal quale poi si irradia nei diversi meridiani del corpo. Si collega all’Alchimia Interiore del taoismo, alle tecniche meditative interne di origine cinesi, alle arti marziali cinesi, in particolare a quelli Neijia.(definizione data da Wikipedia”. Generalmente, nonostante i Dantian siano tre, viene considero come vero Dantian, il Campo di Cinabro Inferiore.

Secondo il Taoismo c’è una relazione, diciamo naturale, tra quella che è la respirazione esterna e movimento interno del Qi. Questo avviene perché, durante la meditazione, nell’ inspirazione

l’aria dall’ esterno scende all’ interno del corpo e contemporaneamente il Qi sale dal perineo, la “porta della terra” (hui-yin, o muladhara cakra), attraverso quello che è chiamato il "Vaso Governatore", lungo la linea sagittale mediana, nella parte posteriore del corpo ,fino a raggiungere il dan-tian superiore (Chian), la regione situata nel centro della testa. Nell’ espirazione, invece, l’aria sale uscendo dal corpo, mentre il Qi scende attraverso a quello che è chiamato “Vaso Concezione”, lungo la linea mediana della parte anteriore del corpo, fino a raggiungere il dan-tian inferiore. Questo circuito è definito Xiao-zhou-tian “Piccolo Circolo Celeste” del Qi nel corpo, e viene attivato quando si viene a creare uno stato di pienezza del Qi nel dan-tian inferiore, definito tecnicamente: “Il soffio in ebollizione”.

Sia durante l’inspirazione che nell’ espirazione il risultato energetico è lo stesso,a volte lo Yin andrà a nutrire lo Yang e viceversa lo Yang andrà verso lo Yin.

La pratica della meditazione Xhiao Zhou Tian regola i meridiani straordinari, le energie ancestrali che viaggiano all’ interno di questi e che strutturano la nostra esistenza fisica e psichica, promuovendo l’elevazione e la longevità, il riequilibrio energetico e il potenziamento del corpo, tanto dall’ interno, quanto dall’ esterno, migliorando la salute, portandoci ad un profondo stadio della meditazione, poiché la percezione dei propri flussi di energia ci permette di prenderne atto e vivere le nostre sensazioni più interne e nascoste.

La tecnica respiratoria che si abbina alla meditazione Xhiao Zhou Tian è detta respirazione del Cielo Anteriore (o Pre Natale): inspirando l’addome deve essere contenuto, durante l’espirazione deve, invece,

espandersi. Ciò consente di portare il Qi nel Dan Tian superiore che, abbiamo visto, è la sorgente dell’Energia Ancestrale, cioè di quella scintilla vitale che ci accompagna per tutta la vita .

La meditazione Mettā Bhāvanā

Immagine di Avalokiteshvara il Buddha della Compassione

Il Mettā Bhāvanā è una forma di meditazione comune nel Buddhismo,soprattutto della scuola buddhista Theravada. La parola Mettā è una parola Pali che significa amore-gentilezza non condizionate. Questo tipo di meditazione è praticata con la consapevolezza (la coscienza) del respiro, che dà concentrazione, con lo scopo di prevenire la perdita della compassione.La meditazione mettā bhāvanā  significa coltivazione del mettā.
L'oggetto della meditazione mettā è sviluppare benevolenza e compassione verso tutti gli esseri senzienti. I sei passi del mettā bhāvanā sono coltivare amore e benevolenza verso:
        1-Se stessi
        2-Un buon amico
        3-Una persona neutrale 
        4-Una persona difficile
        5-Tutti quattro i precedenti
        6-Gradualmente, l'intero universo
La pratica, come viene insegnata nel Buddhismo Theravada, solitamente inizia con la coltivazione della compassione e dell'amore per se stessi, poi per le persone amate, gli amici, maestri, stranieri ed infine per i nemici. E’un buon metodo per calmare la mente, oltre che  un "antidoto" all'ira. Chi sviluppa il mettā difficilmente sarà turbabile e potrà sopprimere la rabbia sul nascere. Tali persone saranno più attente verso gli altri, più disposte a voler bene ed amare, e più inclini ad amare incondizionatamente.( (Kamalashila 1996, p.25-26).
I Buddhisti credono che le persone che hanno molto mettā saranno più felici poiché non vedranno motivi per volere il male di qualcuno. I maestri buddhisti possono raccomandare la meditazione sul mettā come antidoto all'insonnia e agli incubi. È comunemente sentito che coloro i quali sono intorno ad una persona che ha sviluppato il mettā si sentono a loro agio e più felici. L'emanazione del mettā contribuisce ad un mondo pacifico, d'amore e felicità.
Nel Buddhismo, la compassione è il vissuto del desiderio del bene nei confronti di ogni essere senziente. Esso viene indicato con i due termini sanscriti di:
  • karuṇā (pāli: karuṇā) nel significato di "pietà", "misericordia", "vissuto di dolorosa empatia" reso in lingua cinese come 悲 bēi, in giapponese hi, in tibetano snying rje;
  • maitrī (pāli: mettā) nel significato di "amore", "benevolenza", "carità", reso in lingua cinese come 慈 cí, in giapponese ji, in tibetano byams pa.
·         Nel Buddhismo Mahāyāna la "compassione" (karuṇā) rappresenta unitamente alla "saggezza" (prajñā) i due pilastri delle proprie dottrine e pratiche religiose.
·         La dottrina e la pratica mahāyāna della "compassione" si fondano sulla consapevolezza (saggezza, sans. prajñā) della "Verità della Via mezzo" (sanscrito mādhya-satya) predicata da Nāgārjuna ovvero sulla compresenza della "assolutezza" (paramārtha-satya) o vacuità (śūnyatā-satya) e della "singolarità" o "provvisorietà" (saṃvṛti-satya) in ogni aspetto della Realtà ultima per cui essendo "Tutto" privo di esistenza intrinseca, indipendente, ogni fenomeno esiste sia nella sua natura soggettiva ("convenzionale") e contemporaneamente nella sua relazione con gli altri ("assoluta") rappresentando la "singolarità" una delle molteplici manifestazioni di un'unica Realtà ultima: singole facce di un «grande brillante». Le distinzioni che la mente opera di continuo, unicamente dividendo e classificando in categorie le percezioni, sono viste, dunque, come illusorie e l’ego se non compreso anche olisticamente con l'intera Realtà è solo un'illusione poiché non esiste un io separato da tutto il resto.
·         Per questa ragione il Buddhismo Mahāyāna non predica il "distacco" nei confronti dei sentimenti e dei vissuti quale l'amore e la pietà, ma fonda la sussistenza di ciò sulla corretta comprensione della Realtà ultima (saggezza, sans. prajñā).
·         Quindi non vi può essere "compassione senza saggezza", né "saggezza priva di compassione".
·         Nel Buddhismo Mahāyāna il principio della "compassione" è rappresentato dal bodhisattva cosmico Avalokiteśvara.
·         (da Wikipedia).



domenica 9 febbraio 2014

Cammino e .... Sono vivo .....


… “Il tallone del piede destro si alza dal terreno, lentamente anche la pianta lo segue fino ad arrivare alle dita, a quel punto un leggero movimento prima verso l’alto e poi in avanti di circa 40/50 cm, poi dolcemente partendo dal tallone in piede si riappoggia a terra, un passo consapevole mentre è stato compiuto insieme con un inspiro. Ora tocca al tallone sinistro, accompagnato, dolcemente, da un’espiro, cominciare ad alzarsi, in un movimento lento e continuo accompagnato dal ritmo del respiro: l’aria entra, un passo, l’aria esce, un altro passo, essere consapevoli sia del camminare, del respirare e anche del movimento del corpo, delle sensazioni che il corpo riceve, come l’aria che sfiora il viso o le gocce di pioggia che lentamente si posano sul volto ….. E tu sei solamente a osservare consapevolmente tutto ciò …. Si sono vivo, sto vivendo e gioendo della vita che non mi scorre e fugge ma cammina con me”…..





giovedì 8 agosto 2013

Siddhasana la posizione perfetta


                                                (B.K.S. Iyengar in SIDDHASANA)

Siddhasana è chiamata la posizione perfetta, è un’asana di Hatha Yoga, nelle scuole è inserita nella categoria delle "posizioni sedute". Il suo termine deriva dall’ unione delle parole “Siddha” e “Asana”, nel sanscrito "Siddha" che significa "perfetto" e "asana" che significa "posizione". E' una posizione per la meditazione e il prânâyâma che avviene durante la meditazione con l’uso di Siddhasana regola il respiro e le funzioni cardiache. Aggiungo subito una nota: Siddhasana può e deve essere praticata solo dagli uomini. Non deve essere praticata da chi soffre di sciatica o problemi al bacino e/o alle ossa sacrali. Il suo beneficio durante la meditazione è che permette di mantenere la necessaria stabilità della colonna vertebrale per periodi molto lunghi. Questa posizione aumenta la mobilità di ginocchia e caviglie, favorisce la circolazione del sangue nella regione lombare, tonifica la parte inferiore della spina dorsale e gli organi addominali. Esecuzione di Siddhasana :
“Sediamoci a gambe divaricate, ora portiamo aiutandoci con le mani il calcagno sinistro contro il perineo, poi pieghiamo la gamba destra, sovrapponendo il piede destro al sinistro, lo portiamo a contatto con l'osso pubico e lo inseriamo tra la cosca e il polpaccio sinistro. Le dita di ambedue i piedi saranno tra il polpaccio e la coscia”.
La differenza con Padmasana (posizione del loto) è che in quest’ultima vi è l'incrocio delle gambe con i piedi posti sopra le cosce, mentre la differenza con Sukhasana (posizione piacevole) è che in quest’ asana l'incrocio delle gambe avviene sotto il ginocchio opposto. La differenza invece con Ardha Padmasana si trova sul piede che in quest’ultima è appoggiato sulla coscia mentre in Siddhasana è inserito tra la cosca e il polpaccio.

In Siddhasana vengono attivate automaticamente: una chiusura del gruppo dei “Bandha” e cioè il “Mulabandha” e un Mudra, il “Vajroli mudra”, che aiutano a dirigere gli impulsi nervosi sessuali lungo il midollo spinale fino al cervello. Il praticante che arriva ad avere il controllo sulle funzioni sessuali può utilizzare questo controllo per mantenere “Brahmacharya e dirigere l’energia sessuale verso l’alto per scopi spirituali. Siddhasana sull’ intero sistema nervoso ha un effetto calmante. 
Nella foto sotto possiamo vedere l'esecuzione delle posizioni sedute sopracitate e vedere le differenze con Siddhasana.

sabato 13 luglio 2013

YOGA - Stress e sovrapeso

Hans Selye (Vienna, 26 gennaio 1907 – Montreal, 16 ottobre 1982) è stato un medico austriaco ed è famoso per i suoi studi sullo stress, famosa è anche la sua definizione “ Lo stress è uno stato, o condizione del corpo prodotto da diversi agenti nocivi”.
Il termine "stress" fu mutuato dalla fisica (indicava lo sforzo o la tensione cui era sottoposto un materiale), e Selye lo impiegò per indicare la "risposta non specifica dell'organismo a uno stimolo negativo", noto anche come "stressori". Nacque cosi la disciplina fisiologica dello stress.

Hans Selye definì come "Sindrome Generale di Adattamento"la risposta che l'organismo mette in atto quando è soggetto agli effetti prolungati di svariati tipi di stressori, quali stimoli fisici (a es. fatica), mentali (a es. impegno lavorativo), sociali o ambientali (ad es. obblighi o richieste dell'ambiente sociale).
L'evoluzione della sindrome avviene in tre fasi:
·         Allarme, l'organismo risponde agli stressori mettendo in atto meccanismi di fronteggiamento (coping) sia fisici sia mentali. Esempi sono costituiti dall'aumento del battito cardiaco, pressione sanguigna, tono muscolare e arousal (attivazione psicofisiologica).
·         Resistenza, il corpo tenta di combattere e contrastare gli effetti negativi dell'affaticamento prolungato, producendo risposte ormonali specifiche da varie ghiandole, ad es. le surrenali.
·         Esaurimento, se gli stressori continuano ad agire, il soggetto può essere sopraffatto e possono prodursi effetti sfavorevoli permanenti a carico della struttura psichica e/o somatica. (DA Wikipedia).
Detto ciò lo stress è spessa causa d’insonnia (disturbi del sonno) e dei chili di troppo (problemi di sovrappeso). Sono molti i fattori che possono causare situazioni di stress: problemi al lavoro, litigi in famiglia, questioni sentimentali irrisolte, relazioni con gli altri, sono tutte problematiche di vita quotidiana.
Il nostro corpo riesce di solito a far fronte a situazioni temporanee di stress, ma sul lungo periodo possono emergere piccoli malesseri e disturbi psico-fisici. Nei cambi di stagione, lo stress può accentuarsi: i cambiamenti climatici e le nuove abitudini (come il ritorno al lavoro dopo le ferie) possono portare a momenti di stanchezza e all' aumento dello stress. Chi è stressato tende a mangiare di più perché il cervello stimola la produzione di sostanze che condizionano la regolazione del senso di fame e di sazietà. Di conseguenza, lo stress può causare problemi di sovrappeso. Il problema dei periodi di stress inoltre, è che il cibo diventa il miglior “alleato”: ci si “consola” col cibo mangiando troppo e prendendo quei chili in eccesso che portano al sovrappeso. I grassi che si accumulano per lo stress si depositano prevalentemente intorno alla vita (obesità centrale): una forma di obesità che favorisce ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari. Lo stress si lega inoltre a stati d’ansia, provocando disturbi nel sonno che si ripercuotono su tutto il metabolismo del corpo. Quando si dorme poco o male, il sistema immunitario s’indebolisce aumentando il rischio d’infezioni, cala la memoria e la capacità di concentrarsi.
RIDURRE LE CAUSE DELLO STRESS PER IL BENESSERE PSICO-FISICO: La prima tappa per ridurre lo stress è la riduzione dell’esposizione alle cause dello stress: è bene evitare attività molto rumorose e privilegiate le attività rilassanti come la camminata, la respirazione profonda, la musica e la meditazione per rallentare il ritmo cardiaco e ridurre la sensazione di “urgenza” tipica dei momenti stressanti. La meditazione e la musica possono conciliare il riposo. L’attività fisica è particolarmente importante, poiché fornisce un mezzo per lottare contro i meccanismi di reazione allo stress. In situazioni di stress è inoltre bene mangiare regolarmente dei pasti equilibrati, ridurre il consumo di caffeina (che aumenta la sensazione di panico e di stress), aumentate l’esposizione alla luce naturale.
FATE REGOLARMENTE ESERCIZIO FISICO. L’esercizio può rallentare, e persino invertire (almeno in parte), il processo d’invecchiamento. Vi ammalerete di meno e avrete più energia da usare durante tutta la giornata. E la cosa migliore di tutte è che l’esercizio fisico è qualcosa di cui si può beneficiare a qualsiasi età.


L’HATHA YOGA (YOGA delle discipline fisiche) è eccellente perché tonifica gli organi interni, oltre ad allungare e a rafforzare dolcemente i muscoli.  Per conoscere le differenze tra i vari tipi di  YOGA parlate con un insegnante di hatha yoga e meditazione diplomato). Ad alcune persone può aiutare molto l’hatha yoga eseguito nel modo classico, ad altri in dinamico, per tutti vale la regola di imparare a eseguire in modo perfetto le posizioni dello Yoga.
MEDITATE:
Chi medita regolarmente spesso ha un’età biologica inferiore alla propria età cronologica! Se mediterete regolarmente anche voi, vi sentirete anche più centrati in voi stessi per tutta la giornata, e più consapevoli delle vostre emozioni, e assai più in grado di affrontare efficacemente le sfide della vita. Già semplicemente sedervi da soli in un posto tranquillo, chiudere gli occhi e seguire con l’attenzione il passaggio del vostro respiro che entra ed esce dal corpo costituisce una superba forma di meditazione. In ogni caso, potete facilmente trovare altre forme di meditazione, che possono migliorare e arricchire profondamente la vostra vita. La meditazione vi renderà una persona più gentile, più dolce e più paziente. Inoltre, vi aiuterà ad apprezzare di più la vita.






sabato 8 giugno 2013

Poesie cinesi Zen sull’ILLUMINAZIONE

L’età d’oro della Cina, l’epoca T’ang che comprende le dinastie Sung (618-1279 D.C.) iniziò dopo la caduta dell’Impero Romano d’Oriente e durò ben oltre la prima Crociata. Essa fu una delle epoche più ricche nella storia dell’uomo. Chi visse quel periodo cercò di perfezionare la propria vita e la propria arte nella certezza di dare significato a un qualcosa che fosse al di sopra di se stessi. Per molti la pittura e la poesia erano le “VIE”, due Vie, per il raggiungimento della “Verità”. Esse erano un prodotto del Buddhismo e del Taoismo.
 Zen è un termine giapponese: esso è la lettura dell'ideogramma cinese che an, che è l'equivalente della parola sanscrita dhyana, che significa meditazione ed è una delle sei “perfezioni” (paramita) che rendono possibile il conseguimento dell'“illuminazione” (bodhi), zen significa dunque meditazione. “Zen significa offrire qualcosa e offrire spontaneamente”.

“Gettate le briglie dei buoi,presi i voti,
Sono svestito e rasato.
Tu chiedi perché Bodhidharma venne in oriente-
Liberati da ogni sostegno,io farnetico come un folle”. (Reito)
 


“Per vent’anni pellegrino
Spostandomi ad est,ad ovest.
Tornato a Seken…
Non mi sono mosso d’un pollice” (Seiken-Chiju)
 



“Il vecchio Maestro teneva la lanugine
Nel palmo della mano, e la soffiò via
Rivelando la vera Sorgente.
Guarda dove le nuvole nascondono la cima” (Kaigen)
 


“Navigando lungo il fiume degli Uomini,ho udito
Un richiamo: profondo,regolare.
Cercando ciò che avevo perduto,
trovai una schiera di Santi” (Soan)

sabato 1 ottobre 2011

La relazione tra lo Yoga e il Sistema Linfatico (dalla mia tesina) 2à parte

                                



                                 Relazione tra hatha Yoga e Sistema Linfatico 2à parte

Sistema linfatico,sistema endocrino e Chakra

Premetto che si sta parlando di come aiutare una persona con dei problemi al sistema linfatico con lo yoga, questa persona deve essere tra virgolette “sana”, cioè non aver subito interventi chirurgici per l’asportazione di nodi linfatici,tipo la mammella, altrimenti devono essere valutate molte altre cose, sempre con il medico curante. La medicina ayurvedica e lo yoga , considerano l’uomo un sistema olistico, dove l’energia vitale di ognuno,se fluisce liberamente,consente il benessere e la salute. I Flussi di energia, incrociandosi, creano dei centri energetici, ovvero dei chakra. Ciascun Chakra è direttamente associato a un organo specifico del corpo fisico o una ghiandola endocrina. Il numero totale dei centri energetici è numerosissimo ma i principali sono sette,(Muladhara CHAKRA, Swadhisthana CHAKRA, Manipura CHAKRA, Anahata CHAKRA, Vishuddha CHAKRA, Ajna CHAKRA) questi sei sono situati lungo la spina dorsale del corpo umano, e il settimo centro supremo di forza chiamato Sahashrara, è situato, come proiezione sul piano fisico, poco oltre la testa. I sette CHAKRA sono considerati dei veri e propri centri di regolazione e di "snodo" della considerata rarefatta energia vitale, che si ritiene abbia una diversa frequenza vibrazionale, paragonabile a quella che hanno i colori. Per tale motivo la diversa frequenza energetica dei Chakra, è rappresentata con i relativi colori dell’arcobaleno. La fisica quantistica ha recentemente dato una spiegazione scientifica a ciò che per millenni, la tradizione yoga e la medicina ayurveda hanno tramandato come uno degli assunti di base per la comprensione dell’uomo e della sua evoluzione spirituale. Diviene così evidente lo stretto legame tra corpo eterico e corpo energetico, tra il corpo eterico trasmettitore di energia, sistema endocrino e sistema nervoso che regola le varie funzioni del corpo. L’interconnessione determina il perfetto stato di salute fisico, psichico e mentale dell’uomo. Ogni espressione della nostra personalità, ossia pensieri, speranze, sogni, desideri, emozioni, sono funzioni del sistema nervoso. Il sistema nervoso è, per così dire, l’hardware attraverso il quale sperimentiamo noi stessi, in quanto individui inconfondibili, e per mezzo del quale interagiamo con l’ambiente che ci circonda. Il sistema nervoso è la sede dell’assunzione, elaborazione e trasmissione delle informazioni relative a tutto il corpo umano, in altre parole è il sistema di regolazione delle funzioni corporee. Il sistema nervoso comprende tutto il tessuto nervoso del nostro organismo.

Il tessuto nervoso trasporta informazioni ed istruzioni da una regione del corpo ad un’altra. Le funzioni del sistema nervoso comprendo il fornire sensazioni sull'ambiente interno ed esterno, integrare le informazioni sensoriali, coordinare le attività volontarie e involontarie, regolare e controllare le strutture e gli apparati periferici. Per trasmettere informazioni agli organi, l’organismo, oltre che del sistema nervoso, si serve di speciali sostanze chimiche, gli ormoni, prodotte dalle ghiandole endocrine. A differenza del sistema nervoso, dove le informazioni sono trasmesse molto rapidamente, l’apparato endocrino agisce lentamente. Gli ormoni che si diffondono nel sangue necessitano di 5-10 secondi per scatenare il primo effetto. Normalmente, agiscono nell’arco di 30 minuti fino a tre ore, mentre alcuni, come l’ormone della crescita, da effetti che sono visibili solo dopo alcuni mesi.

Le ghiandole che producono ormoni sono l’ipofisi, il pancreas, le ghiandole surrenali, la tiroide e le ovaie e la placenta per le donne e i testicoli per gli uomini.

Ciascuno dei sette chakra è associato con una particolare ghiandola endocrina. Infatti i sette centri di energia governano il sistema endocrino che a sua volta presiede alle sette regioni principali del corpo fisico e da esso dipende il buon funzionamento di tutto l’organismo, con ripercussioni sia fisiche che psichiche. Le ghiandole compongono un grande sistema di relazioni fra le varie parti del corpo che per loro mezzo hanno scambi reciproci. Connettono l’uomo al corpo eterico individuale e planetario e alla corrente del sangue che distribuisce l’energia vitale in tutto l’organismo.

Le ghiandole gestiscono anche il passaggio dell’energia da un chakra all'altro. Nel passare da un Chakra all'altro vi sono dei nodi chiamati Granthi e tre sono i Granthi principali chiamati: Brahma granthi, Visnhu granthi e Rudra granthi.

Brahma Granthi agisce nella regione del Muladhara Chakra, implica attaccamento a piacere fisico, oggetti materiali, egoismo eccessivo, è associato al potere del Tamas (negatività, inerzia, ignoranza).

Vishnu Granthi opera nella regione di Anahata Chakra, è associato all'attaccamento emotivo, attaccamento a persone e a visioni psichiche interne. E’ connesso a Rajas (passione, ambizione).

Rudra Granthi agisce nella regione di Ajna Chakra, è associato all'attaccamento ai siddhis (poteri psichici), fenomeni psichici ed al concetto di Io stesso come individui (ego). A tale Granthi è necessario abbandonare il senso dell’io individuale e trascendere la dualità per giungere ad ulteriori progressi spirituali. Devo ringraziare il Kundalini Yoga di Yogi BHAJAN per molte di queste notizie.